Amministrative Ravenna, Verlicchi: «Gli interessi del Pd hanno soffocato la città di Dante»


«Custodiamo le spoglie mortali di Dante e probabilmente la maggior parte degli italiani nemmeno lo sa. Abbiamo perso l’occasione d’oro per comunicare la bellezza della nostra città». Veronica Verlicchi, candidata alla fascia tricolore di Ravenna, ritiene di poter espugnare uno degli storici feudi della sinistra italiana per il «malcontento», avvertito a tutti i livelli, aspetto che a suo dire dovrebbe ricompattare il centrodestra al ballottaggio, consentendo così al fronte che si oppone al sindaco uscente di avere la meglio.


Verlicchi, cosa porta una professionista già affermata, che non ha bisogno della politica per vivere, a mettersi in gioco in uno degli storici feudi della sinistra?


«L’amore per la mia città è l’elemento principale. Sono ravennate, nata e cresciuta qui, ma forte di esperienze al di fuori di questo contesto. Ho avuto la fortuna di vedere Ravenna non solo dall’interno, ma anche dall’esterno e ritengo pertanto, a maggior ragione, che questa città sia bisognosa di un cambiamento radicale».


Si sente di rappresentare in un certo senso quel cambiamento invocato da anni?


«Assolutamente sì! Ci sto lavorando da sei anni, da quando è nato il progetto della lista civica “La Pigna”. Abbiamo idee, progetti e soprattutto amore per la città. Chi meglio di noi, quindi, può incarnare questo cambiamento».


Cosa non ha funzionato nell’ultimo quinquennio?


«Facciamo prima a dire che cosa ha funzionato. L’amministrazione del Partito Democratico con il sindaco uscente Michele De Pascale ha semplicemente portato avanti gli interessi che da decenni fagocitano la città. Non sono state messe in campo proposte, realizzate infrastrutture o comunque quegli elementi che potevano rinnovare. In sintesi, nulla è stato fatto e tutto non ha funzionato».


Volendo sintetizzare, in poche parole, il futuro di Ravenna, da dove ripartire?


«Dall’economia, dal lavoro, dalla sanità, dal nostro porto, dal turismo e dalla cultura».


Ravenna, pur essendo una città, conosciuta in tutto il mondo, per la sua storia, è ancora difficile da raggiungere, come rimediare?


«Questo è uno dei problemi atavici. Negli anni abbiamo elaborato dei progetti per una nuova viabilità che colleghi Ravenna alle città principali che le sono attorno. Stiamo parlando di Rimini, Forlì e Ferrara. Abbiamo già dei validi progetti ingegneristici, la Ravegnana bis che collega Ravenna con Forlì, una nuova variante che collega Ravenna con Ferrara, la metropolitana di superficie che ci collega a Rimini. Siamo, pertanto, già pronti a mettere in campo delle idee e soprattutto a realizzarle perché vogliamo che la nostra città sia finalmente raggiungibile dall’esterno in maniera agevole».


Punto cardine per lo sviluppo è certamente il porto. Quale la sua idea?


«Il porto, purtroppo, è rimasto soffocato sotto gli interessi del Partito Democratico per venti anni. Si parla di escavo per abbassare i fondali e rendere possibile il transito di navi più alte, ma ancora non è stato scavato nemmeno un granello. Noi riteniamo, invece, che il nostro porto sia il porto dell’Emilia Romagna o meglio ancora quello dell’Adriatico. Deve essere, pertanto, valorizzato proprio partendo da quei lavori, che nei fatti non sono mai stati realizzati».


Altro aspetto fondamentale per quanto riguarda il futuro della sua città è quello culturale. Le iniziative su Dante non sembra, però, che abbiano occupato le pagine della cronaca nazionale? Cosa non ha funzionato?


«Non lo sono perché ovviamente non sono di valore. L’Amministrazione uscente non ha lavorato su un calendario che vada a promuovere la città, che insieme a Firenze, è la più importante nella storia dantesca. Custodiamo le spoglie mortali del sommo poeta e probabilmente la maggior parte degli italiani nemmeno lo sa. Abbiamo perso l’occasione d’oro per comunicare tutto ciò, la bellezza della nostra città e l’amore che tanti ravennati provano verso Dante. Considerando che è stata persa l'opportunità, andava rifatto tutto».


Ha pensato di chiedere il suo sostegno a un uomo di cultura come Vittorio Sgarbi?


«Assolutamente sì! Per noi Sgarbi incarna quella che è la massima espressione della cultura e dell’arte italiana. Riteniamo che a Ravenna serva l’esperienza di un personaggio del genere per rilanciare il nostro comparto culturale, tanto per cambiare un altro comparto soffocato dagli interessi del Partito Democratico».


Al momento non è stato ancora riunito il centrodestra, è possibile farlo ancora al secondo turno?


«Io ci credo. Faccio appello ormai quotidianamente ai miei colleghi del centrodestra ravennate affinché si possa arrivare al secondo turno, perché ormai il ballottaggio è certo, ad avere una condivisione di intenti e un sostegno a quella che sarà la mia candidatura contro De Pascale».


Quali sono state le cause del mancato matrimonio tra le forze di centrodestra al primo turno?


«A questa domanda, purtroppo, non so rispondere. E’ da oltre un anno che abbiamo rivolto un numero spropositato di appelli alle forze del centrodestra per unirci in una candidatura civica, che potesse essere veramente alternativa e in grado di contrastare il Pd. I nostri appelli non hanno mai trovato alcuna risposta da parte dei rappresentanti del centrodestra locale e ancora oggi non so quali siano le cause di ciò. Ripeto, però, che pur presentandoci con candidati diversi, mi aspetto, così come tutti i ravennati, che il centrodestra converga al ballottaggio sulla mia candidatura».


Andare divisi al primo turno è un’opportunità o una minaccia?


«Sono certa che sia un’opportunità. Abbiamo modo di presentarci, di spiegare ai ravennati le nostre proposte che avranno modo di scegliere con coscienza a chi affidare il proprio voto e dare fiducia. Detto ciò, abbiamo intenzione di riunirci al secondo turno per un progetto unitario e alternativo che possa caratterizzarsi per il buon governo, venuto a mancare negli ultimi anni».


Ritiene che sia possibile espugnare questo feudo alla sinistra?


«Ne sono convinta. Oggi il Pd e Michele De Pascale vivono di rendita e soprattutto vogliono far credere che non si possa cambiare. In realtà, quello che è il malumore dei nostri concittadini nei confronti dell’attuale Amministrazione, del sindaco uscente, è altissimo. Lo sento, lo percepisco e lo respiro girando Ravenna. E’ la volta buona, pertanto, per espugnare la città, toglierla dalle mani e dal gioco del Pd e restituirla a quella che è la sua bellezza».


Edoardo Sirignano

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