Andrea Crisanti:“Scaricare sugli ultrasettantenni le colpe di un sistema, che non funziona, è folle”

“I tamponi e i lockdown da soli servono a poco e a niente. Occorre un piano di sorveglianza, che spezzi la catena di montaggio del Covid. Altrimenti, ci saranno la terza, la quarta e chissà quante altre ondate”




Andrea Crisanti, Direttore del Dipartimento d medicina molecolare dell’Università di Padova


Professor Crisanti, si sono davvero persi 15 giorni prima di prendere misure adeguate contro il Covid 19?

Si è scelto un compromesso fra l’esigenza di contrastare il virus e quella dell’economia. E, poi, mica ho capito bene quello che hanno deciso di fare. Tutte questi numeri, queste tabelle, queste diverse categorie…Boh…

Sui tamponi si è sbagliato quando, come e perché?

Si è sbagliato, e gravemente, nel non predisporre ad agosto, quando ce n’era la possibilità, un piano di sorveglianza, attraverso i tamponi, che avrebbe potuto interromper la catena di montaggio dell’infezione, impedendo così al virus di circolare liberamente. Non si è fatto e ora ne paghiamo le conseguenze. I tamponi avrebbero dovuto servire a questo. Sono importanti solo se assecondano una strategia. Da soli, non servono a niente.

Lei è d’accordo sulla mancanza di una voce unica, riconoscibile e autorevole, al posto di comitati, portavoce e grida sparse e contradditorie. La gente è sconcertata?

La gente è sconcertata non per la voce unica o plurima, ma perché non vede i risultati e non capisce quale sia la strategia. Vede, il problema non è decretare un lockdown duro o morbido, a maglie larghe o strette, a pezzetti o pezzettini. Il vero problema è predisporre un sistema di sorveglianza che ci permetta di consolidare i risultati. Altrimenti non finirà mai nulla e avremo una terza ondata e, poi, una quarta e altre ancora, all’infinito. A meno di un miracolo.

E quale sarebbe il miracolo, che potrebbe salvarci?

Un vaccino che funzioni davvero. Altrimenti, continuando di questo passo, ci attende solo un susseguirsi intermittente di ondate.

Lei crede che il vaccino possa essere somministrato alla popolazione prima di un anno?

Prima di un anno è praticamente impossibile. Il vaccino, in questo momento, ha solo una componente di propaganda. Serve a far intravedere alle persone uno spiraglio.

Se dipendesse da lei, se si trovasse al posto del Presidente del Consiglio, che farebbe di diverso?

So con certezza quello che avrei fatto. Avrei usato i preziosi mesi di tregua, concessi dal Covid, per costruire un sistema di sorveglianza in grado di tenere a bada i contagi e consolidare i risultati. E a giugno avrei rimosso le restrizioni non in misura generalizzata, ma caso per caso. Avrei cercato di centrare l’obiettivo del contagio zero, come hanno fatto altri Paesi.

Scordiamoci il passato, che non si può cambiare. Che cosa farebbe ora e subito?

Visti i danni procurati dalla mancanza di un piano, e conseguentemente di un strategia, non perderei altro tempo e predisporrei immediatamente un programma di sorveglianza che ci permetta di conservare i risultati eventualmente raggiunti dalle misure restrittive in corso. Il vero obiettivo non è contrarre il numero dei contagi, perché con qualsiasi lockdown ci possiamo riuscire, ma evitare una terza ondata e che lo stesso copione si replichi all’infinito.

Il suo piano di sorveglianza tratta tutti allo stesso modo, giovani, adulti e settantenni?

E’ una questione e una polemica che non capisco. Perché allora non costringere in casa anche i diciassettenni e i diciottenni, che sono quelli che trasmettono e diffondono il virus. Innanzi tutto, dico che la quarantena ristretta agli ultrasettantenni è incostituzionale e, poi, mi domando come si possa far ricadere sui cittadini, solo perché hanno compiuto una determinata età, il fallimento della politica. Come si possa deviare e scaricare le responsabilità di un sistema, che non ha funzionato e non funziona, limitando, anzi sopprimendo, la libertà di chi dovrebbe avere gli stessi diritti di tutti gli altri. Io Lo trovo semplicemente folle.

Antonello Sette

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