Avv. Brucale: Sarebbe stato bello giudici ammettessero di aver sbagliato nel reincarcerare Pittelli

Intervista esclusiva di Umberto Baccolo (SprayNews) a Maria Brucale, avvocato, membro del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino e dei Giuristi delle Libertà di Associazione Luca Coscioni, responsabile della Commissione del Tribunale di Sorveglianza della Camera Penale di Roma


Tu hai partecipato come me alla raccolta di firme per far tornare Pittelli ai domiciliari, due sere fa abbiamo avuto successo, ma su Facebook hai scritto che ti hanno poco convinto le motivazioni del decreto di scarcerazione, puoi spiegare?


Conosco Giancarlo Pittelli come validissimo collega incontrato nelle aule di giustizia e umanamente faccio molta fatica a pensare a lui come a un soggetto al quale siano rivolte quelle accuse. Resto, comunque, fuori dal processo del quale conosco solo ciò che è filtrato dalla stampa, e mi auguro che si svolga nel massimo rispetto di tutte le garanzie che devono essere destinate ad ogni indagato o imputato. Detto questo, sono stata tra i convinti firmatari di quell'appello, di cui tu sei stato un promotore eccellente dando un grandissimo aiuto al Comitato, proprio perché la sua carcerazione preventiva, come spesso accade, è stata spinta ben oltre i limiti dello Stato di Diritto. Da quel che ho letto, Pittelli era già ai domiciliari in ragione delle sue scadutissime condizioni di salute. I reati di cui è accusato sono ritenuti dal legislatore a custodia cautelare necessaria, cioè, per un astratto quanto odioso - come odiose sono tutte le presunzioni normative che guardano al tipo di reato e non al soggetto - giudizio di pericolosità sociale si ritiene che vadano gestiti in carcere. Naturalmente, però, quando le condizioni di salute sono così degradate, la tutela dell'individuo e della vita prevalgono su qualsiasi altra spinta costituzionale come può essere quella della sicurezza generale e fanno sì che la persona malata debba essere curata in modo adeguato. Quindi Pittelli era a casa, fino al ripristino della custodia cautelare che avviene per ritenuta violazione delle misure previste per gli arresti domiciliari, per avere comunicato con soggetti non autorizzati cioè, nello specifico, per avere scritto una lettera destinata a Mara Carfagna nella quale, secondo i contenuti divulgati, chiedeva semplicemente aiuto dicendo di essere un uomo distrutto sul piano emotivo, relazionale, economico, dell'immagine, attraverso un processo che reputava condotto in modo non aderente al dato normativo. Se sul frontespizio della lettera avesse scritto “si destina alla parlamentare Carfagna presso il Parlamento“, la lettera sarebbe stata protetta e segreta a norma di legge. Se la avesse scritta dal carcere, senza nessuna cautela, così come la ha scritta, sarebbe partita senza censure e sarebbe stata consentita, come espressione libera della capacità di persone detenute di comunicare con l'esterno, e quindi non sarebbe accaduto nulla. Una mera leggerezza o ingenuità, insomma, ha determinato un giudizio di tale pericolosità soggettiva da prevalere sul diritto alla salute e alla vita.

Fatto questo utile riassunto, tornerei al tema delle tue critiche al provvedimento di scarcerazione.


Il problema è che il provvedimento con il quale è stato messo ai domiciliari non dice nulla di tutto questo. Non parla di un malessere tale da comportare l'incompatibilità con la detenzione, non dice che Pittelli stava facendo uno sciopero della fame che aveva annunciato fino alle estreme conseguenze, che si era mosso il Garante Nazionale dei Detenuti per andarlo a trovare e convincerlo a recedere dal suo proposito, perché naturalmente la vita e la salute vengono prima di ogni cosa, ma dice soltanto che nei mesi di carcerazione avrebbe dimostrato una recipiscenza rispetto a quelle violazioni nelle quali era incorso. Non mi sembra una motivazione convincente, non si capisce da dove avrebbero potuto verificare l'affermato ravvedimento. Sarebbe stato invece bello leggere che la reclusione perdurava nella totale incompatibilità con le condizioni di salute di una persona già così gravemente provata da lunghi mesi di isolamento, da una lunga carcerazione preventiva, sarebbe stato bello che per una volta leggessimo: “ci eravamo sbagliati".


Mi piace pensare che non sia stata una coincidenza che la decisione dei giudici di Vibo sia stata presa proprio quando c'è stata una raccolta con quasi 2000 firme, tra cui moltissime personalità della politica e della cultura, con 30 parlamentari in carica, con due interrogazioni parlamentari annunciate da gruppi diversi, una corale attenzione mediatica.


Indubbiamente, o almeno io mi illudo assieme a te che una manifestazione così partecipata, così collettiva, così importante, che racchiudeva nomi davvero autorevoli, che chiedeva la scarcerazione di una persona richiamando parametri di giustizia e di coerenza al rispetto che si deve alla vita di ogni uomo, senza parlare del processo o provare a influenzarlo, abbia avuto rilievo. Così come l'informazione colpevolista e arrabbiata da cui siamo bombardati ogni giorno può condizionare l'orientamento e l'operato dei magistrati che devono decidere, io mi auguro che possa farlo anche un sentimento genuino di giustizia sospinto da tante voci animate dal solo intento di vedere rispettata la legge.


Di Umberto Baccolo.

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