Batman (la rubrica di Michele Lo Foco)


Ci sono due sensazioni che scaturiscono spontanee quando ti alzi dopo aver visto il film “The Batman”: la prima è che il trailer precedente alla proiezione con Favino e la Leoni sia uno spettacolo miserabile e purtroppo ormai tipico di una cinematografia nazionale senza idee. Un attore sprecato in parti seduttive che non gli si addicono né fisicamente né strumentalmente, e una attrice, bella, ormai usata e strausata sempre nella stessa parte, che non sceglie altro che ruoli dimenticabili: questo è il trailer.

Poi arriva Batman, un capolavoro di scienza cinematografica, di effetti, di psicologia dark, di recitazione, di bellezza, di fascino, di dialoghi, veramente un grande film, troppo lungo, ripetitivo, bulimico, ma un grande spettacolo.

E qui sorge la seconda sensazione: ma veramente Batman è per tutti, senza censura nemmeno per i bambini fino a sei anni?

Il film è pauroso, tetro, cattivo, le scene sono scure, a volte buie, gli assassini sono maligni e crudeli, le ambientazioni sono postatomiche, non ci sono giardini, poltrone, albe, ma solo relitti, postacci, periferie pericolose, bande criminali. Come è possibile che nessuno abbia alzato un dito per segnalarlo?

La nostra censura, quella targata Franceschini, con 49 membri che intervengono solo ove servisse, non si occupa dei film delle major?

Chi ha certificato che questo bellissimo film, così violento, è destinato anche ai neonati? La risposta l’ho già data: se un produttore indipendente, nel suo film, fa vedere un seno, rischia i 14 anni, se Amadeus bacia in bocca il direttore di Rai 1 per dieci secondi va tutto bene.

Batman no, non fa sesso, sfiora appena le labbra di una straordinaria Cat Woman, ma è il prodotto, il mega prodotto di una major.

Guai a dargli fastidio!

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