Bilotti: "I beni culturali in Sicilia sembrano non essere considerati"



(In foto il castello appartenuto a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, duca di Palma, che qui scrisse parte del suo romanzo "Il Gattopardo")


"I beni culturali in Sicilia sembrano non essere considerati". A dichiararlo è Roberto Bilotti, mecenate ed esperto d'arte. "L'assessorato Beni Culturali - sostiene - non ha neanche risposto al ministero per il Turismo che invitava le Regioni a partecipare al progetto di recupero e rilancio dei borghi. La Sicilia, infatti, è una delle pochissime Regioni che non ha inviato le candidature per i 3 borghi meritevoli da consegnare a Unwto che ne finanzia il recupero perdendo l'occasione di rilancio del territorio e di molti posti di lavoro, sia come prima edizione 2021, che seconda 2022, privando così gli stessi di essere inseriti nel circuito dei Best tourism villages. A Palermo tutti i palazzi dei Quattro Canti, la piazza baricentrica e simbolica del centro storico, sono in abbandono. La città ha anche il primato di avere ancora, dopo ottanta anni, sui principali assi viari i ruderi bellici di storici palazzi che giacciono senza prospettive".


In questo scenario stagnante dei beni culturali s'inserisce la vicenda del castello di Montechiaro, espropriato alla Vallesinella sas per farne un museo su iniziativa del Comune con l'autorizzazione dell'Assessorato Beni Culturali. "Dopo 15 anni niente - ribadisce Bilotti - il nulla. Il castello giace in totale abbandono inagibile come documentato dall'organo di vigilanza sul territorio, la Soprintendenza". La legge, D.P.R. n. 327/2001 art 46 e 47, prevede però che se l'opera pubblica non è attuata entro i 10 anni il bene va restituito. La società proprietaria si è appellata, quindi, all'assessorato chiedendo la revoca di autorizzazione per la mancata realizzazione dell'opera pubblica entro i termini fissati dalla legge. Per l'esperto, nessuna risposta, calpestando e violando anche la legge 241/1990 che stabilisce che il procedimento amministrativo, su richiesta dei privati deve necessariamente concludersi entro 30 giorni e comunque non oltre i 90. "Le leggi - sottolinea - sembrano rimanere fuori dal palazzo di via delle Croci".


Lei è noto operatore culturale, la sua famiglia ha realizzato vari musei dall'Aranciera di Villa Borghese a Roma, a quello di arte contemporanea nel Castello di Rende al Museo all'Aperto con 40 sculture monumentali dei massimi artisti del '900 a Cosenza, condividendo con la collettività le preziose private collezioni. Cosa propone?


"Chiediamo innanzi tutto l'applicazione della legge e che l'assessorato revochi l'autorizzazione all'esproprio per mancata attuazione dell'opera pubblica nei tempi stabiliti. Così come già formalizzato in due conferenze di servizio presso il dirigente generale dell'assessorato, mi sono impegnato a conferire un'importante raccolta archeologica per istituire il museo. La gestione resterebbe al Comune che si ritroverebbe anziché un contenitore vuoto e inagibile una struttura che consentirebbe l'inserimento di Palma nei circuiti turistici dalla Valle dei templi a Piazza Armerina, dando una opportunità di sviluppo con l'indotto economico che ne deriverebbe".


All'assessorato beni culturali, quindi, non interesserebbe fare un'istruttoria e capire i vantaggi per il territorio della strategia culturale...


"Aveva autorizzato il Comune a impossessarsi del castello per fare un museo senza istruttoria, senza capire quali sarebbero stati i contenuti e ora che gli si offre una opportunità concreta rimane inerte. La raccolta offerta è dichiarata di eccezionale valore culturale con decreto specifico del ministero Beni Culturali. Un raro nucleo di ceramica vascolare di Centuripe, un'intera sepoltura della Cultura di Castelluccio, bronzi di epoca romana di Gela, che tornerebbero in Sicilia, ma anche questo lascia indifferente l'assessorato. Ancora una raccolta di crateri attici a figure nere e rosse rispettivamente del VI e V sec. a.C. con rappresentazione dei miti greci su cui costruire progetti didattici anche per le scuole locali, così come i manufatti delle espressioni delle altre culture che si sono affacciate sul Mediterraneo. Due conferenze di servizio formalizzate dall'assessorato non hanno avuto seguito. Cambiano i dirigenti e le pratiche tornano nei cassetti".


Secondo la sua esperienza, per il turismo come si stanno muovendo le istituzioni a livello locale?


“I Palazzi dei Quattro Canti sono da tempo abbandonati e ciò non è una coincidenza. Pur avendo fatto un progetto di albergo-museo con il gruppo Franza di Messina, quattro anni e mezzo per un cambio di destinazione e una concessione edilizia hanno fatto fallire il progetto di recupero e privato i cittadini di centinaia di posti di lavoro. Procedure illimitate ibride, confuse, contraddittorie da cui derivano situazioni pirandelliane come questa del castello di Montechiaro. Paradossi gestionali dei Beni culturali mercificati come quello denunciato il 3 aprile 2016 nel corso della trasmissione "Le Iene", che ha svolto un'inchiesta sulla vendita di una porzione del parco archeologico di Agrigento a 10mila euro da parte della Soprintendenza, ma anche questa messa a tacere. In Sicilia i dettati normativi diventano discrezionali. I dirigenti rispondono alle strategie politiche, qui ulteriormente amplificate dall'autonomia, più che all'applicazione della legge e agli interessi del territorio".


Di Edoardo Sirignano

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