Claudia Conte: la guerra, nega i diritti alle donne, con l'arte restituiamo loro, un ruolo centrale

Claudia Conte: «A causa della guerra diritti negati in troppe realtà, attraverso l’arte restituiamo alle donne il loro ruolo centrale». Al via a Milano la mostra Women for Justice ideata e organizzata da Claudia Conte a sostegno delle donne ucraine e afgane

Alla tavola rotonda inaugurale interventi della ministra Fabiana Dadone, degli assessori regionali e comunali Alessandra Locatelli e Tommaso Sacchi, della presidente di commissione Diana De Marchi e del console d'Ucraina a Milano Andrii Kartysh. Attesa per l’esibizione di Diana e Daniela, le bambine prodigio del pianoforte scappate in Italia da Kharkiv, e per quella della coppia di violinisti Ksenia Milas (russa) e Oles Semchuk (ucraino)

Milano, 18 luglio 2022 – Una mostra che mette al centro la figura della donna, elevandola a protagonista del possibile riscatto umano dalla guerra e da ogni forma di insensata brutalità. Women for Justice è la nuova iniziativa artistica di Claudia Conte nata in concomitanza temporale con la Giornata Internazionale delle Giustizia, che affida al potere delle immagini una narrazione alternativa sul ruolo delle donne nei contesti estremi.

Ispiratrice e organizzatrice di questo progetto, che si tiene all’ADI Design Museum di Milano fino al 31 luglio, è l’imprenditrice culturale e attivista per i diritti delle donne Claudia Conte: Women for Justice aspira a restituire alle donne il ruolo di protagoniste oltre che di portatrici di pace e giustizia – conferma–. In molti contesti, pensiamo ad esempio a ciò che sta avvenendo in Ucraina a causa dell’invasione russa, le donne hanno visto drammaticamente negati i loro diritti. Abbiamo l’obbligo morale di aiutarle a recuperare il ruolo di soggetti “agenti”; dotati di volontà, pensieri, parole e sguardi».

Il percorso espositivo, curato dall’orientalista-antropologa Francesca Grisot, si apre con un omaggio al lutto delle donne ucraine con le opere della fotografa Tetyana Erhart, a cui seguono quelle di quattro artiste afghane (Fatimah Hossaini, Roya Heydari, Tahmina Alizada e la regista Sahraa Karimi) che raccontano, attraverso i loro scatti, una donna afghana piuttosto lontana dai tradizionali stereotipi. Tra le opere esposte, anche una preziosa selezione di pannelli con ricami della collezione Guldusi di Pascale Goldenberg e un imponente arazzo realizzato dal giovanissimo artista Sebastiano Furlotti, intitolato Una Guernica per l’Afghanistan.

Oltre alle artiste, alla mostra sarà presente Zahra Ahmadi, imprenditrice e attivista costretta alla fuga da Kabul dopo l’arrivo dei talebani.

Women for Justice verrà inaugurata il 20 luglio con una cerimonia d’apertura alla quale parteciperanno la ministra per le Politiche Giovanili Fabiana Dadone, l’assessore alle Pari Opportunità della Regione Lombardia Alessandra Locatelli, l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano Diana De Marchi, il console generale d'Ucraina a Milano Andrii Kartysh, il presidente dell’ADI Design Museum Luciano Galimberti, il direttore de La Svolta Cristina Sivieri Tagliabue, l’avvocato Maurizio Bortolotto, socio fondatore di Gebbia Bortolotto Penalisti Associati, e la responsabile servizi risorse umane B&C Tax, Elsa Daniela Diciaula.

«A dare un senso ancora più profondo alla giornata inaugurale – continua Claudia Conte –, sarà l’esibizione al pianoforte di Diana e Daniella, due sorelline ucraine di sette e nove anni, riuscite a fuggire insieme ai genitori e al fratello più piccolo dalla guerra in Ucraina». Un lungo viaggio verso la salvezza iniziato a Kharkiv, una delle città disintegrate dai missili russi, e concluso in Italia, a Pesaro, dove Diana frequenta ora il conservatorio.

E uno splendido messaggio di pace è previsto anche per la chiusura della giornata inaugurale di Women for Justice. Si esibiscono infatti, in una composizione dal titolo La musica unisce, la violinista russa Ksenia Milas e il marito, il violinista ucraino Oles Semchuk.





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