Claudia Porchietto (Fi), tecnologia, energia, lavoro, c'è tanto da fare

Onorevole, lei conosce molto bene le realtà industriali italiane, provenendo da quello che un tempo era il primo polo industriale nel settore auto motive, parlo di Torino, cosa si intende per “neutralità tecnologica”? Il tema della neutralità tecnologica per noi italiani è fondamentale, ovvero il fatto di poter comunque pensare ad una modalità ad una mobilità che a prescindere da quale sia la tipologia di motore è la tipologia di carburante utilizzato per la trazione, l'impatto ambientale della CO2 sia prossimo allo zero, questa è la neutralità tecnologica a prescindere dalla tecnologia, l'importante è che l'impatto ambientale sia pari a zero e tra le altre cose teniamo conto che noi siamo uno dei paesi con il più alto tasso di innovazione rispetto al tema dei carburanti sintetici ENI è all'avanguardia da tempo e sta in questo momento uscendo con i nuovi diesel sintetici che permetterebbero di mantenere i motori endotermici e con un abbattimento della CO2 addirittura con un effetto negativo, cioè con una CO2 sotto lo zero cosa che in realtà nella catena invece dell’alimentazione della macchina elettrica ciò non può avvenire, perché l’errore che si sta facendo è quello di misurare le emissioni di CO2 soltanto nella uscita di CO2 dalla macchina in movimento senza tenere conto invece della Catena produttiva dell'auto, se si facesse invece questa considerazione chiaramente vedremmo che l'impatto del sistema delle auto elettriche e molto diciamo più travagliato devastante rispetto a quello dei motori endotermici. Perché nessuno si chiede mai come si farà a produrre tutta questa energia elettrica per poter alimentare le auto o comunque gli autoveicoli a mobilità elettrica. Questa è la battaglia che si sta facendo a livello Europeo. Questa è la battaglia che abbiamo fatto nel PPE è il problema, è che ci sono mancati i voti del centro-sinistra. Ricorderete la infelice uscita di Letta di un paio di mesi or sono quando attacco punto Forza Italia che invece cercava di far passare il principio della neutralità tecnologica anziché il principio dell'emissione di zero CO2 entro il 2035, quindi l'abbandono dei motori endotermici. Se si partisse dal presupposto che non ci sarà più nulla da fare per poter mantenere i motori endotermici, prepariamoci alla disfatta della filiera dell'auto Italiana. Ci tengo a sottolineare però un passaggio che in realtà ne la Germania e ne la Francia stanno smantellando la loro filiera dell'auto tradizionale, la loro filiera automobilistica. Anzi entrambi i Paesi sono ben consapevoli che non si potrà immaginare una mobilità 100% elettrica, pertanto stanno supportando e tutelando le loro filiere. Gli unici pazzi furiosi che invece non stanno facendo nulla per aiutare la filiera del motore endotermico tradizionale, siamo proprio noi italiani, mi sembra veramente la follia perdere la filiera più importante che abbiamo noi nel settore della produzione metal meccanica. L’articolo 1, L’Italia fondata sul lavoro, ha ancora senso, o tra reddito di cittadinanza, e sussidi vari ci stiamo un po’ perdendo? Non solo l'articolo 1 è fondamentale, ma occorre che si ritorni a ricordarselo diciamo tutte le mattine, quando ci svegliamo il problema che abbiamo noi in questo momento è l'incapacità di trasferire alle generazioni future, quella prospettiva di crescita attraverso il mondo del lavoro e non attraverso l’accontentarsi di paghette erogate in modi diversi, attraverso la pensione del nonno attraverso la vera e propria paghetta dei genitori che ormai un tempo era dedicata ai ragazzi al di sotto della maggiore età ma oggi invece vanno avanti con la paghetta erogata dai genitori anche i trentenni, se non quarantenni e il reddito di cittadinanza, devo dire così come è stato strutturato ha dato il colpo di grazia ad un paese che faticava a far passare il principio che il lavoro è sano è pulito ed è dignitoso a prescindere che si faccia con carta e penna oppure con che ne so un morsetto è una fresa in mano.

Il problema nostro è proprio questo che negli anni abbiamo deciso scientemente e secondo me incoscientemente di orientare i percorsi scolastici tutti su forme di liceali che sfornavano e che sfornano tutt'oggi tante persone con un con una cultura di base importante con una prospettiva tra l'altro di fare un percorso universitario basato, però sul lavoro non manuale, credo che invece il riuscire a riportare all'interno delle aule scolastiche, il grande lavoro che si può fare attraverso la manualità alle grandi competenze professionali che si possono acquisire attraverso percorsi di alta formazione che permettono di avere operai specializzati o comunque persone con grandi competenze dal punto di vista produttivo sia fondamentale, io mi fregio di poter dire che nel decennio scorso fui uno dei primi assessori con delega al lavoro alla formazione professionale in ambito Regionale a dare un forte incentivo alla crescita dei così detti ITS chi mi aveva preceduto che faceva parte della Giunta di Mercedes Bresso, quindi Partito Democratico, aveva demonizzato questi percorsi di alta formazione scolastica e quando io invece nel 2010 divenni assessore iniziai immediatamente l'iter procedurale per dar vita agli ITS così come aveva fatto la Lombardia e questo credo che sia veramente il futuro per poter tornare a parlare di attrattività produttiva in Italia. Non possiamo pensare di riportare in Italia produzioni dall'estero o di mantenerle in Italia, se non abbiamo le competenze tecniche professionali necessarie, per tanto dobbiamo veramente spingere i giovani non a guardare a come portarsi a casa una paghetta, ma avere nuovamente voglia e stimolo per imparare un mestiere che ti può dare un solo una dignità lavorativa, ma anche soddisfazioni di carattere economico. Quali danni sta producendo l'ambientalismo cosiddetto "ideologico"? come conciliare la necessità di avere risorse energetiche a casa nostra e la tutela degli ecosistemi? Non sono soltanto diciamo azioni recenti , perché stiamo vedendo in tutte queste settimane in cui il problema energetico e soprattutto la prospettiva autunnale di rimanere veramente senza energia e senza modo di riscaldare le case italiane.

Nasce, comunque da tanto tempo fa ad almeno 20 anni fa, quando sono state dismesse intere filiere come quella del legno, ma non soltanto guardando ai profitti immediati e non avendo invece una prospettiva seria futuro del paese. In più sei messa quella che è come viene definita è veramente l'ambientalismo dei salotti, quelli che sono molto bravi a fare ambientalismo e dire che proteggono il sistema però lo fanno dai salotti buoni e questo è stato devastante è stato devastante e quest'estate l'abbiamo visto nel momento in cui abbiamo presentato anche e io sono stata prima firmataria degli emendamenti che permettevano di tornare a prelevare il gas dai giacimenti che ci sono nell'Adriatico, teniamo conto che questo divieto risale ormai almeno 22 anni fa è l'inizio degli anni 2000 quando li tagli di non entrare più gas dal mar Adriatico, lasciando i nostri giacimenti e sottolineo i nostri giacimenti , alla mercè della Croazia, gas che poi sarebbe italiano. ricorderemo quando il primo governo Conte volle sancire ulteriormente il divieto ad estrarre gas dal mare Adriatico. Estrazione del gas la mancata presenza di rigassificatori per il gas che proviene dall'estero all'impossibilità ancora oggi di parlare di energia nucleare pulita, perché si rischia veramente il linciaggio è un uso sbagliato del settore idrogeologico e le difficoltà che si stanno registrando nel poter fare, perché fanno capire come l'Italia è veramente lontana, se non con le parole, dall'avere un serio piano di sfruttamento delle risorse energetiche presenti sul territorio. Noi abbiamo scientemente deciso tanto tempo fa di essere succubi e di essere legati a doppio mandato con traduttore di gas, ma non soltanto e abbiamo deciso di applicare appieno a quella che poteva essere una parziale autonomia energetica io auspico che con le elezioni si possa ragionare con molta serietà su questo tema. Si sta facendo abbastanza per tutelare in Made in Italy? Quali sono le prossime sfide a livello normativo per il mondo dell'impresa tricolore? Poichè è fondamentale il sistema del made in Italy, deve avere un ministero specifico, ma soprattutto una politica anche aggressiva da parte dell'Italia, perché non è possibile continua a vederci per prima, cosa sottrarre pezzi importanti del sistema produttivo italiano e delle eccellenze italiane e su questo è vero che ce lo strumento Golden Power ma vorrei ricordare può essere utilizzato soltanto per i settori cosiddetti strategici o comunque per quei settori che impattano anche dal punto di vista della Difesa e noi abbiamo migliaia di imprese che non avendo una struttura finanziaria compatibile con il mercato, sono alla merce dei grandi fondi di investimento. E mettono a reddito per pochi anni senza avere comunque una prospettiva futura e quindi noi continuiamo a perdere pezzi importanti del made in Italy ci vuole una una valutazione seria, ma bisogna soprattutto un Ministero dello Sviluppo Economico completamente rivoluzionato, il problema delle imprese italiane, soprattutto dopo il lockdown è dalla incapacità di essersi strutturate nel tempo dal punto di vista patrimoniale dal punto di vista finanziario, abbiamo imprese che hanno prodotti eccellenti che hanno techno-fantasy , quella famosa degli italiani. Ma che soprattutto in questi ultimi anni hanno dovuto fare i conti con l'incapacità di poter avere ulteriori finanziamenti e l'impossibilità di crescere nonostante la possibilità di avere dei mercati importanti, la non capacità di penetrare al di fuori dei mercati.

Un Ministero delle Imprese perché il Ministero dello Sviluppo Economico non sta funzionando e abbiamo la necessità di intervenire dal punto di vista finanziario dal punto di vista l'obiettivo di preservare la proprietà italiana delle imprese tutelarle nel momento in cui vengano aggredite dai fondi stranieri. E aiuta a ricordare che col decreto liquidità erano stati stanziati circa 40 miliardi di un cosiddetto patrimonio destinato che aveva una finalità era proprio quella di intervenire laddove aziende mediamente strutturate, ma con una possibilità di crescere in difficoltà del punto necessità di risorse 40 miliardi di euro, io ho più ripreso che fa cassa depositi e prestiti che fine avesse fatto questo progetto e dove fossero. Mercato, oggi mi risulta che nelle prime 70 imprese che erano state valutate e scelte per far parte del progetto pilota di intervento nel capitale. da parte di cassa depositi e prestiti non si sia persa traccia, non si sa se poi intervento è avvenuto o meno e a più riprese ho chiesto di cassa depositi e prestiti in commissione finanze cosa che poi alla fine non è avvenuta ma non è venuta, non perché non ce ne fosse il tempo, ma perché in realtà cassa depositi e prestiti alle lunghe per non poter non dover intervenire.


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