Danni a Palamara, Tedeschini: «Dovremmo sapere chi ha chiesto all'avvocatura dello Stato di agire»


Federico Tedeschini, tra i maggiori avvocati amministrativisti italiani, spiega come l’avvocatura dello Stato non si sia svegliata all’improvviso, chiedendo i danni d’immagine a Palamara e Sallusti. A parere del noto legale, è chiaro come qualcuno abbia chiesto di fare la citazione.


L’avvocatura dello Stato chiede un milione di euro a Palamara e Sallusti per danni all’immagine dello Stato. Che idea si è fatto?


«Mi sembra una richiesta assolutamente assurda perché tra l’altro il danno d’immagine deve essere sempre comparato alla libertà di giudizio e di racconto di fatti realmente accaduti. Non ho avuto, purtroppo, la possibilità di leggere l’atto di citazione, ma allo stato mi sembra quasi una lite temeraria. Anche perché abbiamo una Carta Costituzionale che garantisce la libertà di manifestazione del pensiero. Il libro l’ho letto, racconta fatti e dà dei giudizi. I fatti raccontati certo non possono essere oggetto di danno purché siano avvenuti. Possono essere semmai oggetto di richiesta di danni ove i fatti stessi non siano avvenuti, ma bisogna accertare se sono avvenuti o meno e mi pare di aver capito, anche dalle impostazioni accusatorie della vicenda che sono avvenuti eccome. E’ una richiesta, pertanto, che trovo strumentale per allontanare l’attenzione dell’opinione pubblica da quello che è successo negli ultimi 20 anni nel nostro sistema giudiziario».


Da avvocato sarebbe disponibile a difendere gli autori de “Il Sistema?


«Lo farei volentieri, se non fossi un amministrativista e non un civilista. Sicuramente, però, sono certo che ne troveranno degli ottimi perché è una vicenda davvero singolare. Quello che direi, che dovrebbe essere studiato e divulgato dai giornali, è invece chi ha fatto la richiesta all’avvocatura. Non è che l’avvocatura si è svegliata ed è partita con la citazione. Per chi conosce, come me, le sue dinamiche, è chiaro come qualcuno abbia chiesto di fare la citazione stessa. E’ come se lei viene da me e mi chiede di fare un ricorso al Tar. Non è che io domani mattina mi alzo e sparo un ricorso, a maggior ragione se manca il mandato. L’avvocatura dello Stato, però, ha un mandato generale per cui l’azione è più semplice. Dovremmo, quindi, anche probabilmente modificare la legge sull’avvocatura dello Stato perché sempre e comunque risulti chi le ha chiesto di agire».


Secondo lei chi è stato?


«Su quest’aspetto, non vorrei essere calunnioso. Se leggessi l’atto di citazione, comunque, arriverei a capirlo facilmente, seguendo il percorso degli interessi, quello che viene definito il metodo Falcone».


Addirittura è stata ipotizzata la censura. Nel 2021 è possibile?


«Il potere pubblico tende sempre a esercitare la censura, soltanto che in uno Stato di diritto dovrebbe essere comunque repressa e condannata. Il problema è che chi deve reprimere e condannare tale iniziativa sono proprio i magistrati. Per cui si porrà un problema di violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sul giusto processo per possibile difetto di terzietà del giudice. Questa sarà una vicenda lunga e complessa».


Continua la discussione sulla riforma della giustizia. Secondo lei perché non si riesce a trovare l’unità su un qualcosa di urgente per il Paese?


«Non c’è niente da fare. Nonostante anche i pregevoli tentativi di questo governo di riformare, ritengo che l’unica strada sia quella dei referendum abrogativi, che d’altronde mi sembra stiano avendo grande successo anche solo per la raccolta delle firme, sperando che non si ripeta quello che è successo diversi anni fa quando abbiamo fatto un referendum sulla responsabilità dei giudici e il Parlamento praticamente ha approvato una riforma come se nulla fosse».


Firmerà tutti i quesiti proposti da Lega e Radicali?


«Assolutamente, senza se e senza ma. Mi sembrano sacrosanti».


In tanti anche a sinistra sono pronti a sposare la causa. Secondo lei è ormai superata la moda giustizialista che ha caratterizzato i progressisti negli ultimi anni?


«La storia dell’Italia è fatta di questo pendolo, che alternativamente va verso il garantismo e verso il giustizialismo. Siamo alla fine di un’onda lunga che è partita dagli anni novanta con la famigerata questione Mani pulite sulla quale la storia ci spiegherà che non era un problema di lotta alla corruzione, ma di uscita da un quadro internazionale che stava mutando dopo la caduta del muro di Berlino».


A proposito di malagiustizia, sempre più numerosi i casi di amministratori che dopo aver subito un vero e proprio calvario giudiziario, poi vengono assolti per accuse nei fatti rivelatesi infondate…


«Sono d’accordo sul fatto che costoro non riusciranno mai ad avere un risarcimento non solo di tipo economico, ma soprattutto di tipo morale. Il problema si risolve responsabilizzando le Procure e i magistrati per quello che fanno».


Da amministrativista, cosa significa per un sindaco o un consigliere essere coinvolto in situazioni come quelle sopracitate e non essere completamente libero per dedicarsi agli interessi della sua comunità?


«Significa sottrarre tempo all’amministrazione e soprattutto alla buona amministrazione. La crisi delle amministrazioni locali deriva anche da questo eccesso di avvisi di garanzia. Basta che un primo cittadino sia indagato perché scattino tutte quelle cautele, che una legge veramente discutibile, come la Severino ha introdotto e per cui si rovina la gente, si toglie la possibilità di poter amministrare secondo la regola della continuità del procedimento e non ne guadagna nessuno, salvo forse qualche procuratore che si riesce a mettere in vetrina».


Di Edoardo Sirignano

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