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Delitto e Castigo (La rubrica settimanale di Michele Lo Foco)


"Delitto e Castigo” è forse l’opera più conosciuta del grande scrittore russo Fyodor Dostoevsky e narra dell’angoscia mentale di Rodion Rascolnikov, uno studente povero, che progetta di uccidere una vecchia usuraia alla quale ha chiesto un prestito. Dopo l’efferato delitto, lo studente cerca di giustificare a se stesso l’atto in vari modi, dall’aver fatto giustizia eliminando una sfruttatrice, alla sua missione di uomo superiore alla media e pertanto di essere “straordinario”. Le sue giustificazioni teoriche perdono il loro potere di fronte alla colpa e all’orrore. Sembra che Dostoevsky abbia in qualche misura creato ante litteram il ritratto di Putin, e descritto la follia di un uomo che dopo aver preso la decisione di sterminare un popolo e radere al suolo una nazione, cerca di giustificare prima i suoi occhi e poi al mondo perché lo ha fatto, pervenendo alla duplice conclusione che così ha punito i nazisti cattivi e pericolosi e successivamente che lui è un essere “straordinario” che ha a cuore la grande Russia e non permette che venga minacciata. Ho messo al vertice degli uomini “schifosi” Putin, che ha scalzato il comandante Schettino, e ho riflettuto sulla singolare combinazione temporale tra lo zar ed il protagonista di Delitto e Castigo, per dedurne che forse la più profonda natura russa, oltre a valutare poco la vita delle persone, è intrisa di una violenza che noi occidentali, ed in particolare noi italiani, non conosciamo non condividiamo e non approviamo. Abbiamo avuto modo di sospettare questa differenza in alcuni episodi tragici di cronaca nera, ed ora assistiamo al festival della crudeltà pura, con stupri e torture. Putin, con la freddezza di un serpente a sonagli, prosegue nella sua missione di morte apparentemente senza alcuna emozione o esitazione, e

io spero, proseguendo nella identificazione con Delitto e Castigo, che realmente il castigo sia veloce e proporzionato al delitto. Dostoevsky, come a tutti noto, fu condannato a morte e poi liberato, dopo una finta esecuzione, e non credo si sia mai ripreso realmente da quel momento tragico: se il suo libro fosse anche preveggente Putin dovrebbe scontare anni di sofferenza morale e fisica. Me lo auguro. C’è però una differenza fondamentale tra Delitto e Castigo e Putin, e consiste nel fatto che il romanzo è considerato un capolavoro della letteratura esistenzialista nonostante lo scrittore per un certo periodo dovesse chiedere la carità, mentre Putin è un capitalista estremo, forse l’uomo più ricco del mondo, ma verrà considerato un criminale per il resto dei giorni.


Di Michele Lo Foco

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