Elezioni USA " il buono e il cattivo..."


Ogni quattro anni il mondo si divide per parteggiare sui candidati alla presidenza degli Stati Uniti, anche questa tornata tutti a esprimere pareri su chi potrebbe essere meglio per il resto del mondo, su chi si siederà nello studio ovale.

Come spesso accaduto in passato c’è un buono e un cattivo, come nei migliori film western che tanto hanno contribuito a creare il mito americano, quest’anno abbiamo Biden il “buono” e Trump il “cattivo”, anche chi vede di buon occhio Trump per i tanti meriti dimostrati e le promesse mantenute, cosa più unica che rara per un politico, infatti Trump non è un politico di professione anzi ne è l’antitesi perfetta, anche chi lo apprezza spesso fatica a dichiararlo in pubblico quasi a mostrare una certa vergogna rispetto ai buonisti di turno. Da anni vediamo che la politica dei Paesi occidentali in particolare la determina l’economia, quella stessa economia che i governi li fa cadere ricordiamo in Italia il Governo Berlusconi nel 2011, una economia che Covid a parte ha dimostrato che la ricetta Trump è un toccasana per gli Usa e lo è per il resto del mondo, più potere d’acquisto per i cittadini della più grande potenza mondiale, più consumi e quindi più esportazioni per gli altri, l’ Italia fra quelli che ne traggono beneficio con i nostri beni di moda e agroalimentari, solo per fare un esempio. Ridotta la disoccupazione, Wall Street ai massimi.

Infatti anche i sostenitori di Biden, il buono, fanno trasparire una certa preoccupazione per le ricette “ estremiste “ che in campagna elettorale sono state enunciate dal candidato democratico per controbilanciare i fatti concreti determinati dal Trump, sostegno alle classi meno abbienti, sanità e maggiore flessibilità nei confronti dell’immigrazione ma poca incisività. La storia di Biden parla di politica con una carriera seppur opaca di 47 anni, vice presidente oscurato dall’immagine di Obama, impossibile anche per altri emergere a fianco di quel presidente, il primo nero nella storia degli Usa, anche lui però non sarà ricordato per molto altro fatto.

Di Trump possiamo dire che la sua “ indipendenza “ dai repubblicani seppur suoi sponsor lo penalizza, il sistema al quale poco si adegua lo detesta, la stampa in generale americana e occidentale in genere ne evidenzia soprattutto i difetti e gli inciampi, le gaffes e le simpatie a volte manifestate per chi usa la forza per gestire l’ordine pubblico.

Non va dimenticato il presidente “ ingombrante “che ha mantenuto le promesse e questo per gli americani è un plus molto importante, gli elettori statunitensi sono quelli che non perdonano i presidenti che mentono e in questo Trump non sembra averli delusi anzi, Biden forse vincerà ma dovremo capire quanto vincerà il mondo così ancora dipendente dalle scelte della politica economica ed estera della casa bianca, quanto vinceranno veramente gli americani oltre la demagogia e gli appelli agli ispanici e alla popolazione di colore che ricordiamolo è ancora una minoranza negli Usa, gente che lavora nelle fabbriche, nei negozi, popolazione che fa impresa e che ha bisogno di un salario a fine mese, per ora le ricette Trump hanno dato risposte concrete a questi bisogni a queste persone, lasciare il certo per l’incerto è un proverbio che ne evidenzia i pericoli ma anche il nuovo a volte può essere migliore.

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