Enrico Michetti a 'La Stampa': “Abbiamo già pensato a una legge costituzionale”

“La Capitale va ricostruita La coalizione ha già pronta la richiesta di poteri speciali”



Classe ’66, avvocato e professore di Diritto degli enti locali all’Università di Cassino, persino un’onorificenza da Cavaliere, ma mai una candidatura. E adesso invece Enrico Michetti corre come sindaco di Roma per il centro[1]destra. «Non sono spaventato dalla sfida», dice subito. «Ho passato la mia vita accanto ai sindaci, da avvocato, assistendoli nei procedimenti più complessi. E ora voglio fa[1]re qualcosa per la mia città, che deve essere ricostruita».



Una strana candidatura, in ticket con la giudice Simonetta Matone che corre come vice-sindaca.



«Ci ho già parlato. Sono onorato di poter lavorare con lei, una donna di straordinaria qualità, un magistrato con grande esperienza su temi di grande importanza. Le sue competenze saranno utilissime»



Da dove iniziare?



«Il centrodestra ha già pensato a una legge costituzionale che dia a Roma poteri speciali, rivedendo l’attribuzione di materie e competenze. E ovviamente serviranno risorse finanziarie sufficienti ai nuovi obiettivi».



Ha già iniziato a lavorare al programma?



«Questo è il giorno della candidatura, ma è evidente che l’igiene urbana, i trasporti e la sicurezza sono le nostre grandi priorità».



Il suo nome è stato sponsorizzato da Giorgia Meloni. Lega e Forza Italia inizialmente hanno fatto resistenza. Come li ha convinti?



«Il centro destra ha una dialettica intelligente al suo interno. Sono riusciti con il dialogo a trovare una composizione, partendo giustamente da posizioni diverse. È un merito e una forza. Ho vissuto tutto dall’esterno, ma sono lusingato della loro scelta».



Lei non ha mai fatto politica. Perché iniziare ora?



«Perché negli ultimi trent’anni ho vissuto le difficoltà e le passioni di tanti amministratori locali, offrendogli il mio consiglio su alcuni procedimenti. Sono stato catapultato nel loro mondo ed è nata una passione. Con quel lavoro, evidentemente, ho attirato l’attenzione della politica».



Decide di far partire la sua avventura da Roma, una città che viene considerata una trappola mortale. Perché?



«Per un romano, poter servire la Città Eterna è il massimo».



L’accento sulla competenza sembra una stoccata ai Cinque stelle. Sta affilando le armi per la campagna elettorale?



«Da parte mia ci sarà la massima correttezza e rispetto per tutti. Non guardo agli avversari. Farò una campagna elettorale pulitissima».



Il suo nome era finito in una relazione dell’Autorità anticorruzione per una consulenza una Asl di Roma. Teme che il caso possa avere strascichi?



«Quella vicenda è stata del tutto chiarita. Era un diritto da parte dell’Anac approfondire e la stessa autorità ha dato conto in una successiva relazione che il problema era stato risolto».



È finito nel mirino anche per aver detto in piena pandemia che il saluto romano è più igienico. L’accusa di nostalgie fasciste ha fondamento?



«Ma no, nulla a che fare con il fascismo. Nessuna fascinazione e nessun aspetto rievocativo. I miei princìpi sono quelli dei padri costituenti».



In politica come si declinano questi suoi princìpi?



«Sono per la patria e per i diritti fondamentali dell’uomo».



Valori difficilmente contestabili. Ma chi ha votato in passato?



«Sono un cattolico e un liberale. I temi che più mi appassionano riguardano una giustizia veramente imparziale, terza. E sento la necessità di una visione che metta al centro il cittadino. Credo infine che chi pensa di poter fare qualcosa per il proprio Paese debba poterlo fare liberamente».



Insomma, votava Berlusconi?



«Ho sempre guardato il valore e le qualità dell’uomo, a prescindere dai partiti»

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