Esclusiva SprayNews.it Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano

“Pensavo saremmo morti tutti. I vaccini ci hanno salvato. No alla libertà di mentire”




Professor Remuzzi, sono trascorsi due anni esatti da una delle scene più terribili della storia di questo Paese, dal dopoguerra in poi. Ricorderà meglio di me quelle inquadrature dei camion che trasportavano i morti di Bergamo. Pensò anche lei che l’apocalisse fosse piombata sulla Terra?


Fu anche per me il momento peggiore. Dopo il 20 febbraio c’era stato un crescendo, che sembrava senza fine: due, cinque, venti malati, che avevano difficoltà a respirare. Mi sono davvero impressionato. Ricordo di aver detto a un mio amico: “Qui moriamo tutti”.


Ieri il Presidente del Consiglio Draghi ha detto che i vaccini hanno salvato, solo nel 2021, novantamila vite umane. Concorda anche lei con questi numeri altisonanti?


Assolutamente sì. I vaccini hanno salvato ottomila persone solo negli ultimi due mesi. Sono stati disponibili a tempo di record e questo resta un grandissimo successo della medicina. Il rovescio della medaglia è che non hanno raggiunto tutti. Insieme al professor Massimo Florio. ho promosso un appello all’Unione Europea per un programma urgente di fornitura di vaccini all’Africa, che è il continente meno vaccinato del mondo e, oltretutto, è vicino a noi. Non lo dico per egoismo, ma perché la pandemia finirà solo quando tutti saranno vaccinati. Il vaccino è stato veramente una risorsa fondamentale.


Sa meglio di me che c’è chi si ostina a negare questa verità…


Io rispetto tutti quelli che la pensano diversamente, ma ho sentito in questo periodo troppe bugie su tutto quello che riguarda i vaccini. Un libro del giurista americano Cass Sunstein, che considero un riferimento molto utile, affronta il dilemma della libertà di mentire. In una società pluralista, sostiene, tutti hanno il diritto di dire quello che vogliono, comprese le bugie, ma, se queste bugie provocano la morte e la sofferenza delle persone, la libertà di mentire non ci può essere. I Governi e i social, a partire da Facebook, dovrebbero imporre delle regole, perché ci deve essere un limite alla libertà di mentire. Si può mentire solo se non si danneggiano gli altri. Io ho letto, in questo periodo, tantissime menzogne, alimentate dai social, che, non dimentichiamolo, per tantissime persone rappresentano l’unico punto di riferimento. Tutto questo non è accettabile. Tutto questo ha fatto morire migliaia di uomini e donne.


Professore, ha provato a entrare nella testa delle persone, anche colte, che sono convinte che il vaccino sia solo una scelta politica repressiva, non suffragata da evidenze scientifiche? Come scatta il meccanismo che porta a certe conclusioni?


E’ un meccanismo che si autoalimenta fra le persone che frequenti anche perché, per certi versi, fa chic pensarla in modo diverso da tutti gli altri. Di evidenze scientifiche dovrebbe parlare solo chi se ne intende e ha letto tutta la letteratura scientifica. La quantità degli studi, che in questi mesi sono usciti sul Covid, è talmente vasta che io stesso ho fatto tanta fatica a seguire tutto. Quando uno parla di evidenze scientifiche, deve essere una persona che prima ha visionato tutta la letteratura e che possiede le competenze necessarie per poter distinguere le cose giuste da quelle non vere.


Professore, la liberazione sembra vicina. Il Cts alla fine del mese si scioglierà e con esso lo stato di emergenza e l’obbligo delle mascherine. Tutto si sta per riaprire al cento per cento. Dunque, è davvero finita? Nessuna restrizione è più necessaria? Va in archivio anche l’ipotesi di una quarta dose?


Non è proprio così. Dovremo, quantomeno, continuare a vigilare. La quarta dose può essere utile per le persone immunodepresse e fragili, ma con ogni probabilità non serve a tutti gli altri. Dobbiamo, semmai, aspettare un vaccino, che sia efficace sulle varianti nuove. Detto questo, grazie ai vaccini ancora in circolazione, siamo distanti anni luce da quella scena tragica da cui siamo partiti. I vaccini hanno scongiurato l’apocalisse.


di Antonello Sette

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