Fabrizio Cicchitto a 'Il Tempo' Giusto commemorare i morti ma solo se cerchiamo la verità.

Troppa reticenza dei politici sulle responsabilità e sugli errori commessi a inizio 2020




“Caro direttore, se si doveva fare una commemorazione dei 100.000 morti provocati dal Covid-19 ma sappiamo che le morti dirette e indirette sono molte di più era sacrosanto farla a Bergamo. Perchè se si fa questa commemorazione a Bergamo allora essa non può essere caratterizzata dalla reticenza. Riepiloghiamo brevemente quello che è accaduto fra gennaio e marzo 2020. A gennaio nel suo complesso l'Italia, che non aveva un piano anti pandemico, si crogiolava nella sicurezza: nel lontano Wuhan c'era un'epidemia che non ci riguardava minimamente, ma noi eravamo solidali con gli amici cinesi che baciavamo e abbracciavamo andando nei loro ristoranti. Senonché già allora in Lombardia si verificavano strane polmoniti. Comunque, il 22 gennaio il ministro Speranza, sempre più sveglio e veloce dell'imbarazzante burocrazia del suo ministero, convocava una riunione che produceva una circolare che prevedeva accertamenti e tamponi nel caso di febbri e polmoniti fuori dal consueto. Personalmente ricordo ancora bene le reazioni stizzite degli ambienti medici ufficiali: c'è un ministro inesperto e nervoso che ha prodotto una circolare che rischia di farci fare brutta figura all'estero. Così essa fu corretta il 29 gennaio condizionando gli accertamenti a espliciti rapporti diretti e indiretti con la Cina. Quella correzione ha prodotto danni gravissimi, nel frattempo infatti la Lombardia era già piena di contagiati. Comunque, il campanello d'allarme fu suonato dai due turisti cinesi ammalatisi a Roma. Il 31 gennaio il governo meritoriamente dichiarò lo stato di emergenza e bloccò i voli diretti Italia-Cina (il governo cinese che per tutto gennaio non aveva avvertito il mondo del contagio ebbe pure la faccia tosta di protestare). Se nonché questi provvedimenti venivano vanificati dal fatto che non c'era nessun blocco e controllo su chi aggirava il divieto attraverso i voli spezzati. Per di più in tutto il mese di febbraio non furono ricercate mascherine, anzi avvenne di peggio: il 15 febbraio inviammo alla Cina alcune tonnellate di materiale sanitario. Il paese deve alla dottoressa Malara se il 21 febbraio all'ospedale di Codogno fu accertata l'esistenza del paziente 1 (probabilmente ce ne erano già 1.000). La dott.ssa Malara per fare quell'accertamento non rispettò il protocollo e fece il tampone. L'ottimismo beota, pere), non si ferme), malgrado quest'accertamento: a fine febbraio il sindaco Sa[1]a fece l'aperitivo con lo slogan «Milano non si ferma», a sua volta la segreteria regionale del PD tese un'imboscata al povero segretario Zingaretti invitandolo ad un aperitivo in seguito al quale egli si contagi e, il sindaco di Bergamo Gori invita a cena la moglie con lo slogan «Bergamo non si ferma», Salvini non poteva farsi sopravanzare: «aprite, aprite tutto, turisti venite in Italia, il paese bello del mondo». Ma il peggio doveva ancora venire. Ai primi di marzo fu accertata l'esistenza di una esplosione dal contagio nel Veneto: subito Zaia allora consigliato dal prof. Crisanti, d'intesa col governo nazionale, dichiarò quel paesino zona rossa e tutto fu bloccato dalle forze dell'ordine. Altrettanto fecero governo e Regione Lombardia nei confronti di 11 paesini. Subito dopo, per, lo tsunami investi la Val Seriana, Nembro, l'ospedale di Alzano e appunto Bergamo. Si stava lì per lì per chiudere tutto e invece l'operazione fu bloccata. Perché? Perché i potentissimi industriali dell'alta Italia dichiararono la loro contrarietà: c'erano nell'area circa 300 aziende. A quel punto fra Conte da un lato e Fontana-Gallera dall'altro si apri una sorta di scarica barile. Ognuna delle parti sfidò l'altra a prendersi la responsabilità di chiudere e quindi di scontrarsi con gli industriali. Passa così del tempo prezioso, che è stato uno dei fattori che ha provocato l'autentica strage verificatasi appunto in Val Seriana, a Bergamo e a Brescia. Tutto ciò ha provocato proteste fortissime in quella zona e una vicenda giudiziaria del tutto aperto. Ora, di tutto ciò non si è parlato alla commemorazione dell'altro ieri, i legali che rappresentano i familiari di 500 vittime si erano rivolti alla presidenza della Repubblica, alla presidenza del Consiglio, al sindaco Gori per essere ascoltati e perché almeno uno di essi potesse essere presente alla commemorazione. Nulla di nulla. Allora l'evocazione delle drammatiche immagini dei camion militari che portano le bare rischia di risolversi in un'esercitazione retorica. Sembra che al di là delle frasi non ci sia piena consapevolezza di ciò che ha significato la scomparsa di migliaia di persone e l'impossibilità per i familiari di vederli. Caro direttore, come lei ben sa, il sottoscritto è un ultra garantista e anche del tutto contrario alla tendenza di una parte della magistratura di ampliare in tutte le direzioni la sua sfera di influenza. Ma in una situazione di questo tipo segnata dalla inaccettabile arroganza dei rappresentanti politici di ogni colore ci auguriamo che la procura di Bergamo concluda le sue indagini senza guardare in faccia a nessuno e che la magistratura giudicante, nella sua autonomia, esprima un giudizio equanime su tutto quello che è accaduto.”

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