Fabrizio Cicchitto: "Le premesse per una terza ondata a Gennaio"

Fabrizio Cicchitto, presidente di Riformismo e Libertà, a l'Huffington Post:


A leggere che ben tre Regioni come la Lombardia, il Piemonte, la Calabria passano da zona rossa ad arancione e che per di più due di esse (la Lombardia e la Calabria) riaprono anche le scuole francamente vengono i brividi nella schiena.

La Lombardia passa dal rosso all’arancione, e Milano festeggia l’avvenimento con gli assembramenti che abbiamo tutti visto, avendo tuttora aperti una serie di gravissimi problemi, un livello tuttora molto alto di mortalità, molti contagiati, non ha ancora distribuito i vaccini per l’influenza, è ben lungi dal risolvere il problema dell’assistenza sanitaria a casa, mentre ha una bella quota sui 25.000 contagiati a livello nazionale del personale sanitario.

Allora è assai forte il dubbio che il passaggio della Lombardia dalla zona rossa a quella arancione sia un tassello del compromesso realizzato a livello nazionale dal governo con tutto il centro-destra trainato da Berlusconi. È forte però l’impressione che la Lega abbia dato il suo sì non solo perché Berlusconi l’aveva messa con le spalle al muro, ma perché il governo ha concesso a Fontana la zona arancione malgrado che la situazione in Lombardia sia ancora caratterizzata da fortissimi elementi critici.

Ma non possiamo fare a meno di rilevare che questi elementi critici non riguardano solo la Lombardia. Ora con la seconda ondata noi siamo passati da 25.000 morti a 54.000 (cifra terribile che ridicolizza la retorica sul “modello Italia”) e su tutto il territorio nazionale non abbiamo risolto alcuni problemi di fondo.

A quanto sembra circa 25.000 operatori sanitari sono contagiati: ora, un sistema sanitario che non riesce a garantire i suoi operatori deve solo avere vergogna di sé stesso, ma sia ben chiaro, la vergogna riguarda tutti, governo, opposizione, giunte regionali di centro-destra e di centro-sinistra. In secondo luogo, mentre è in corso una singolare fuga in avanti a proposito della distribuzione di un non ben identificato vaccino anti Covid-19 non abbiamo ancora assicurato la distribuzione agli over 65 del vaccino per l’influenza stagionale. Non parliamo di coloro che stanno sotto i 65 anni.

In terzo luogo, è di straordinaria gravità che con l’eccezione del Veneto e dell’Emilia-Romagna non sia stata assicurata ai cittadini italiani l’assistenza a domicilio: non lo fanno i medici di base e tanto meno lo fanno le inesistenti USCA. Dopodiché c’è anche chi si lamenta dell’intasamento dei pronto soccorso e degli ospedali dove, peraltro, parte del personale è contagiato.

In più mentre l’ineffabile Azzolina invoca la riapertura di tutte le scuole, immediatamente e subito, già i presidi della Lombardia rispondono che non esistono i presupposti strutturali per l’apertura a dicembre, ma i presidi a livello nazionale hanno sottolineato che non esistono le precondizioni in termini di trasporti, professori e bidelli anche per l’apertura del 7 gennaio.

Siccome non ci dobbiamo far mancare proprio nulla, adesso Salvini sostieneche vanno aperte le piste di sci. Allora sembra che si voglia ripetere sugli sci la stessa vicenda già svoltasi sulle discoteche ad agosto. Allora a monte di tutto c’è stato il prof. Zangrillo che ha spiegato che sulla base della sua esperienza “il virus è clinicamente morto”.

A valle Daniela Santanchè e Flavio Briatore hanno spiegato che le discoteche erano assolutamente sicure. A tutto ciò, il presidente Solinas ha messo il timbro. Abbiamo visto la catastrofe che ne è seguita. Adesso c’è qualcuno che vuole ripetere la stessa storia a proposito degli sci.

A parte il fatto che si dimentica che l’anno scorso proprio lo sviluppo vorticoso della stagione sciistica è stato uno delle cause della successiva esplosione dei contagi. Adesso la mistificazione si ripete con incredibili messaggi televisivi. È evidente che il singolo sciatore sulle piste non si contagia, né contagia nessuno; coloro però che ci propongono questa immagine per televisione fingono di dimenticare non solo le file per l’ingresso nelle piste e per le risalite, ma quello che ovviamente accade di pomeriggio e di sera nelle grandi località sciistiche (Cortina, Cervinia, Courmayeur, etc.) con inevitabili assembramenti che ovviamente nessuna forza dell’ordine può sciogliere manganelli alla mano.

Allora non vorremmo che si stiano creando le premesse per una terza ondata a gennaio. Siccome però non ci vogliamo far mancare nulla, a fronte di una bella lettera inviata dal ministro degli Esteri Di Maio al Foglio il Movimento 5 stelle, la Lega, Fratelli d’Italia mantengono fermo il loro no al Mes rendendo francamente paradossale e imbarazzante la posizione dell’Italia se questo rifiuto non viene in qualche modo superato.

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