Ferrandino: «E’ stata fatta passare Ischia come terra di disonesti per un fatto che non sussiste»


Giosi Ferrandino, europarlamentare del Partito Democratico ed ex sindaco di Ischia, in un’intervista esclusiva rilasciata a Spraynews, dopo l’assoluzione in secondo grado per la vicenda sulla Cpl Concordia, relativa agli appalti per la metanizzazione dell’isola, pur essendo grato ai concittadini che hanno sempre creduto nella sua innocenza, tra l’altro confermando la sua Amministrazione, sottolinea come nei fatti la malagiustizia e soprattutto un processo mediatico senza senso hanno finito col penalizzare un’intera comunità. Lo stesso esponente dei dem, pertanto, si dichiara pronto a sostenere il referendum, che secondo lui deve andare oltre gli steccati dei partiti.


Cosa ha significato per lei questa seconda assoluzione?


«Stiamo parlando, intanto, del secondo grado. Sono stato già assolto nel primo dopo due anni e mezzo dai fatti con la più ampia formula, quella che diceva che il fatto non sussisteva. Nonostante ciò, la magistratura allora pensò di non mollare la presa, facendo appello nei termini. Si è svolto, quindi, il secondo grado con la conferma della prima sentenza, ovvero che tutto ciò di cui ero accusato non corrispondeva alla realtà. Nel frattempo trascorsi anche i termini per la Cassazione. Oggi la sentenza, pertanto, può considerarsi ingiudicata e posso dire che finalmente si è conclusa una vera e propria disavventura giudiziaria».


Nessuno, intanto, la risarcirà per momenti che auguriamo di non vivere a nessuno…


«A quell’epoca, non so se molti ricorderanno, ci fu una campagna mediatica esagerata. Il mio nome è stato per mesi sulle prime pagine di tutti i giornali, appariva all’apertura di tutti i tg. Ci sono stati talkshow e addirittura programmi di natura satirica che prendevano in giro l’operato del sindaco di Ischia, infangando con molta superficialità un’intera comunità. In Italia, purtroppo, accade anche questo. Stiamo parlando di una vicenda dove indizi non c’erano e in cui, a mio parere, le custodie cautelari che sono state fatte, per come si è concluso il tutto, non bisognava farle. La comunità inizialmente restò attonita e sia io che la mia Amministrazione vivemmo momenti di grande difficoltà. Nonostante ciò, però, gli ischitani non ci sono cascati. Sebbene tornai a fare il sindaco e ritirai le dimissioni anche prima della sentenza di primo grado, le elezioni successive hanno visto la mia Amministrazione con il mio vice sindaco vincere con un largo margine, a dimostrazione di come la mia gente aveva capito di cosa si stava parlando. Il tutto, poi, confermato da due sentenze di due collegi diversi che hanno sconfessato nei fatti l’impostazione accusatoria della Procura».


La sua isola è stata danneggiata da questa vicenda?


«Si è parlato addirittura di sistema Ischia. Un’intera comunità di persone oneste che vivono di lavoro è stata fatta passare come terra di disonesti. Ciò, purtroppo, è avvenuto. Speriamo che avvenga sempre meno e soprattutto che con l’auspicata riforma tali episodi non accadranno oppure se si verificheranno con minore frequenza rispetto a quella attuale».


Quanto serve il lavoro che oggi sta svolgendo la Cartabia?


«Tantissimo. Prima di privare una persona onesta della propria libertà personale, generando conseguenze sulla psicologia sua e della famiglia o come nel mio caso anche nella comunità che rappresentavo, bisogna essere non dico certi delle accuse, perché gli accertamenti li faranno i giudici nel dibattimento, ma gli indizi devono essere almeno importanti. Con troppa disinvoltura si utilizza la custodia cautelare anche quando non sarebbe necessario. La riforma deve fare in modo che gli amministratori, i sindaci, ma anche i funzionari pubblici, sia comunali che regionali, terminali di gran parte delle risorse del Recovery Fund possano agire con tranquillità. Con le attuali normative e soprattutto considerando i rischi, pochi si assumeranno la responsabilità di utilizzare queste ingenti risorse in poco tempo. Solo così, però, si può fare in modo che l’Italia si riprenda subito e sia al passo con l’Europa. E’ importante far sentire più sereni coloro dovranno gestire i fondi. Serve una riforma che riguarda non solo il penale. Altrimenti non si va da nessuna parte. Non lo dico io, ma l’Europa. Se non ora mai più. Se non riesce a farlo un governo di unità nazionale, difficilmente qualcun altro riuscirà a cambiare le cose in futuro».


Cosa ne pensa del referendum proposto da Lega e Radicali?


«I referendum nella storia hanno sempre comportato grandi riforme. Nonostante sia stato proposto da un partito lontano dal mio che è la Lega, lo vedo con grande favore. Sicuramente è una spada di Damocle su chi oggi deve decidere di fare in tempi brevi una riforma. E’ stato nei fatti una mossa politica vincente».


Molti i democratici, negli ultimi mesi, stanno abbandonando quella linea giustizialista che ha caratterizzato il Pd …


«Negli ultimi anni ritengo che la linea giustizialista sia stata presa più da altri partiti o meglio ancora da movimenti, che tutt’ora si stanno ricredendo. E’ vero, c’è stato un periodo in cui la sinistra ha cavalcato questi episodi, ma nei fatti poi li ha pagati sulla propria pelle. Si è capito e spero che valga anche per i 5 Stelle che non conviene accentrare la propria attività utilizzando, in modo populistico la giustizia per attaccare gli avversari. La politica deve caratterizzarsi per le proposte. Pare, però, che oggi sia stato compreso un po' da tutti. Speriamo, quindi, che la riforma verrà fuori nel migliore dei modi, ma già è una vittoria la certezza che gli addetti ai lavori siano compatti sulla necessità di andare avanti».


Quale sarà la sua rivincita politica?


«L’ho già avuta quando la mia Amministrazione ha vinto alla grande le elezioni amministrative, quando ancora tra l’altro non c’era stata la prima assoluzione. Ho avuto, poi, la fortuna nella sfortuna di poter continuare la mia attività politica. Oggi sono eurodeputato in carica. Una rivalsa, quindi, posso dire di averla già avuta. Certamente restano delle cicatrici a me e soprattutto alla mia famiglia. Queste non potranno mai essere cancellate».


Le cicatrici di cui lei parla sono evidenti anche in esponenti che hanno intrapreso un percorso politico diverso dal suo. Ha mai pensato a un fronte unico che potesse mettere insieme tutte le vittime della malagiustizia?


«In Italia, soprattutto negli ultimi anni, sono troppo frequenti questi fenomeni. Può capitare uno scivolone, ma qui è diventato sistematico. La gogna mediatica, poi che ne segue è qualcosa da rivedere certamente, soprattutto per quelle notizie che nulla attengono al processo. Spero si metta mano a ciò. Pochi giorni fa una manifestazione, tenutasi a Roma e a cui hanno partecipato alcuni sindaci, di tutti i territori e di varie estrazioni politiche, è un segnale di speranza. Esercitare oggi il ruolo del primo cittadino è rischiosissimo. Non si opera con serenità. Non a caso sono sempre meno coloro che vogliono cimentarsi per il territorio. Ciò, comporta meno risposte per le comunità. Serve, quindi, quanto prima una copertura per chi amministra. Stiamo parlando di chi è scoperto su tutti i fronti. Lo hanno chiesto a gran voce i sindaci e non posso che essere dalla loro parte, non solo perché sono stato anche io primo cittadino per quindici anni, ma perché ho vissuto le loro stesse difficoltà. Spero che il loro atteggiamento serva a cambiare le cose».


Di Edoardo Sirignano

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