Gen. Poletti: L'importanza della logistica nella Cyber Sicurezza

Intervista di ALIS Channel al Generale Paolo Poletti, presidente di Sicuritalia Security Solution, già vicedirettore di entrambe le agenzie di informazione interna ed esterna a livello nazionale, esperto in Cyber Secutity



Negli ultimi giorni le pagine dei giornali si sono interrogate su quanto sia giusto che forme digitali private possano "silenziare" il libero pensiero di un Presidente uscente degli USA. Diciamo anzitutto che le piattaforme digitali sono poche, sono private si, ma con dimensioni ed impatto tali da considerarle, con espressione un po’ vintage, esercenti nei fatti un servizio pubblico. Quello che il Presidente Trump ha scritto e detto è censurabile e pericoloso, non c’è dubbio che sia così. Ma l’uomo non è nuovo a questo stile di comunicazione: sin dalla campagna 2016, ha volutamente usato toni accesi per attrarre consensi. I social tendono di loro natura ad amplificare le opinioni, favorendo proprio le modalità espressive e i contenuti estremi, per trattenere e aumentare gli utenti. Questo fenomeno si ritrova nelle “eco-chambers”, camere dell’eco, dove si selezionano i post più vicini alle proprie opinioni. Lo stop di oggi, sembra molto opportunistico, visto che negli Stati Uniti sta per entrare in carica una nuova amministrazione, così come fu molto opportunistico aver favorito lo “stile Trump” all’inizio e durante la Presidenza. La censura è un provvedimento dai confini mai definiti e quasi mai etici, tant’è che in giro per il mondo ci sono autocrati e dittatori le cui opinioni vengono pubblicate, senza troppe preoccupazioni. Così come è discutibile il caso della “autocensura”, quella perbenista, opportunista, ahimé praticata spesso da chi ha importanti incarichi pubblici e che consiste nel dire e non dire a seconda delle convenienze. Tornando ai social, il tema è non soltanto quello di “correggere” gli algoritmi che consentano di valuare l’impatto e l’ammissibilità di certe opinioni, ma anche quello di un intervento pubblico che stabilisca regole comuni. Anche se oggi, lo Stato regolatore non va molto di moda.

A questo punto quanto è importante oggi per le aziende private, comprese di traporto e di logistica, essere al passo con i tempi, con la digitalizzazione, e quanto è importante agire in maniera sicura nel mondo digitale? Rendiamoci conto di quanto sia stata importante la logistica anche nel contenimento della pandemia: tutta la prima fase si è basata sulla capacità di approvvigionare i dispositivi medici e di protezione necessari. Ed anche nella attuale fase di vaccinazione è cruciale la capacità di approvvigionare e distribuire i vaccini ma anche per la panificazione delle categorie da immunizzare. La logistica va tutelata perché le catene di approvvigionamento sono diventate gli obiettivi preferiti dei gruppi hacker: costoro sanno benissimo che oggi il mondo funziona attraverso catene logistiche strutturate e queste catene sono integrate attraverso piattaforme sulle quale si condividono dati, ordini, nonché attraverso rapporti consolidati tra manager e quadri delle aziende coinvolte. Il motivo è che le organizzazioni all'interno di una catena di fornitura hanno spesso difese di sicurezza informatica meno solide o addirittura inesistenti. Così, attraverso la catena logistica si arriva al target finale o comunque disarticolare la catena stessa significa creare un danno a un settore o favorire i concorrenti sleali o perseguire fini politici o ibridi. La sicurezza cibernetica nella logistica è fondamentale: bisognerebbe che le relative aziende scelgano soluzioni comuni per ridurre il rischio e i costi della sicurezza stessa, ma soprattutto perché, in un settore così integrato e interconnesso (pensiamo all’intermodalità), una sicurezza che non si basi su modelli condivisi non sarebbe in grado di essere massimamente efficace. Comunque, il tema della sicurezza cibernetica non è ulteriormente rinviabile. ALIS potrebbe giocare un ruolo fondamentale nel favorire un approccio come quello sopra accennato.


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