GRAND HOTEL RIMINI: GLI EVENTI DEL LUOGO SIMBOLO DI FELLINI



Il Grand Hotel di Rimini è bellissimo. È come una donna da conquistare” (Antonio Batani).


Il Grand Hotel è il simbolo della Riviera Romagnola da più di 110 anni. La sua storia è legata a doppio filo con quella della città di Rimini. Inaugurato il 3 luglio 1908, con la sua facciata in stile liberty, i giardini esotici, gli antichi saloni e una sala conferenza in grado di ospitare 600 persone, questo luogo dei sogni è stato definito “una stupenda oasi di pace”.


Assurto a monumento nazionale nel 1994, per le sue sale e giardini hanno passeggiato personalità di levatura internazionale come Re Faruk d’Egitto e Lady Diana, Bush padre e Rania di Giordania. Per il genio nostrano Federico Fellini, l’hotel era il simbolo della grandeur della città e, nel film Amarcord(1973), ha utilizzato la struttura dell’ex casinò Paradiso del mare di Anzio per ricostruire il prestigioso albergo e donarlo all’immaginario collettivo, elevandolo a simbolo del turismo made in Italy e garantendogli lo status di monumento mondiale. L’albergo, dal 2007, è proprietà della famigliaBatani ed è entrato a far parte del prestigioso Batani Select Hotels.



L’allentamento delle restrizioni e la possibilità di riaprire le località alberghiere sono un’ottima occasione per aprire il Grand Hotel al pubblico e coinvolgerlo nel contesto di una Rimini che sta riscoprendo il valore dei propri monumenti e della propria storia. È in quest’ottica che nasce l’iniziativa “L’Albergo dei Sogni”, un percorso museale diviso in 9 postazioni, ciascuna posizionata in uno dei luoghi iconici dell’albergo. Dal giardino alla facciata, dalla hall alle sale storiche, ogni postazione racconta le storie e le leggende che l’hotel ha visto nascere e crescere nel corso della sua vita centenaria, grazie ad una commistione di testi, fotografie e brevi video.

Il percorso, voluto dalla famiglia Batani, è stato creato dallo staff dell’albergo che, vivendo giorno dopo giorno l’aria che si respira in quel luogo, sa come coinvolgere e permettere al pubblico di assaporarne pienamente il fascino.



Ad accompagnare questa iniziativa museale, l’Overtune della Terrasse, definita “uno dei momenti più magici della stagione turistica” da Paola Batani, titolare assieme alla madre e ai fratelli del gruppo Batani Select Hotels. Tutti i martedì, giovedì e sabato fino a fine estate, aperitivi e cene di gala saranno accompagnate dalla musica di artisti nostrani e stranieri, come parte di quello che Paola Batani ha definito “un nuovo percorso alla scoperta del fascino italiano e internazionale del Grand Hotel di Rimini”. La serata di oggi prevede l’esibizione di pianoforte del maestro Alessandro Grilli.

Al prestigioso Grand Hotel è stato dedicato il libro di Letizia Magnani “Grand Hotel: Rimini il mito”, uscito nel 2018 ed edito da Minerva. La scrittrice, responsabile dell’ufficio stampa e comunicazioni del gruppo Batani Select Hotels, ripercorre le tappe della storia dell’albergo, dipingendo i ritratti del re degli albergatori Antonio Batani, di Pietro Arpesella e di Federico Fellini. A fare da contorno, i volti e le storie dei grandi personaggi che sono passati per il Grand Hotel, ma anche dei maître, dei direttori d’albergo e di tutti quegli uomini e donne che hanno contribuito a costruire il mito di questa località.



Tre citazioni, riportate sul retro della sovracoperta del libro, ci aiutano a comprendere che significato avessero il Grand Hotel e la città di Rimini per coloro che li hanno vissuti:

“Noi il Grand Hotel lo sognavamo, lo vedevamo da fuori, dai cespugli, al massimo da dietro, dal parcheggio. Qui, sulla terrazza c’erano i signori. E là in fondo c’era quella linea luccicante che era il mare” (Tonino Guerra).

“Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto sul mare” (Federico Fellini).

“Ci chiedono perché torniamo. Torno perché ho intese feconde con la mia terra, perché in dialetto dico cose che durano tutta la vita, mentre le comuni parole popolano la mente di dubbi, nutrono di sospetti i nemici, e, a mia volta mi ingannano; perché sul molo il pescatore non mi conosce e tuttavia mi parla dell’esca” (Sergio Zavoli).

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