I CARABINIERI NELLA RESISTENZA: LE ECLATANTI AZIONI DELLA “BANDA GEROLAMO” IN LOMBARDIA E IN BRIANZA

TRA GLI UFFICIALI PARTIGIANI, ANCHE UN SEREGNESE D’ADOZIONE.



In occasione dell’Anniversario della liberazione d’Italia, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Monza Brianza vuole ricordare l’importantissimo ruolo che svolsero i militari dell’Arma nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione dove, dall’8 settembre 1943 all’aprile 1945, riaffermarono quotidianamente il loro spirito di abnegazione e illimitata dedizione al dovere, fornendo un altissimo e generoso tributo di sangue.


Dopo la pubblicazione dell’armistizio di Cassibile, non più rigidamente inquadrati nei reparti dell’ordinamento di guerra ma raccolti, come per una nuova mobilitazione spirituale e guerriera, in nuclei e formazioni clandestine, a volte di consistenza massiccia, a volte di esigua entità, i Carabinieri diedero un impulso rilevante alla lotta contro le forze nazi-fasciste. Nel corso di questa lotta essi furono decisivamente sostenuti dall'apparato dei comandi territoriali dell'Arma, dalle Stazioni alle più alte Unità, trasformate in altrettanti centri di appoggio, che operarono rischiosamente anche a vantaggio dell'eroica iniziativa dei singoli.


Delle formazioni clandestine dell’Arma che operarono in Lombardia, certamente quella di maggior era la celeberrima “Banda Gerolamo” – dal nome di battaglia del Maggiore dei carabinieri Ettore Giovannini che ne curò e ne promosse la costituzione – che, costituitasi a Milano, nell’aprile del 1944, assunto il nome di “Carabinieri Patrioti Gerolamo”, contava già oltre 700 carabinieri tra le proprie fila nonché numerosi ufficiali. Ripartita in due Raggruppamenti, strettamente collegata al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e in particolare alla formazione partigiana Carabinieri di Bergamo, la "Banda Gerolamo" svolse intensa e rischiosa attività operativa, oltre che preziosa opera informativa, diretta anche all'individuazione degli obiettivi militari tedeschi da parte dell'aviazione alleata.


Al momento dell'insurrezione generale, ordinata il 25 aprile 1945, i 700 carabinieri della "Banda Gerolamo" del maggiore Giovannini intensificarono la loro attività e parteciparono nei giorni 25, 26 e 27 alla liberazione di Milano. Secondo i piani prestabiliti e decisi in armonia col C.L.N. varie squadre di Carabinieri occuparono tempestivamente le caserme della città, assicurando i necessari servizi d'ordine e di difesa degli edifici pubblici e rastrellando ingente quantità di materiale e documenti.


Fra gli episodi più importanti va ricordata l'occupazione della caserma del 205° Comando Regionale Repubblicano e l'attacco alla Caserma Medici, sede dei Comando nazista. Gli alleati, sopraggiunti dopo due giorni dalla liberazione, trovarono non solo a Milano, ma in tutta la Lombardia, l'Arma interamente ripristinata dalla "Gerolamo" nelle sue sedi e in piena attività istituzionale.


Tra le azioni della “Banda Gerolamo”, numerosissime furono quelle effettuate nell’attuale provincia di Monza e della Brianza, all’epoca parte del territorio milanese. Tra di esse memorabile fu l’incursione del dicembre 1943 quando, comandati dal sottotenente Franco Alongi, un manipolo di carabinieri fece irruzione nel campo di tiro Mombello, piccola frazione di Limbiate (MB), dove con un’azione fulminea riuscirono a sottrarre ai nazi-fascisti 47 mortai pronti per esser inviati al fronte che, una volta recuperati, andarono ad alimentare l’arsenale della resistenza.


Uno degli elementi di spicco della formazione partigiana “Banda Gerolamo” è sicuramente il Tenente Mario Benedetto che, saluzzese di nascita e seregnese d’adozione, durante l’attività partigiana svolse un’importantissima azione di intelligence. Tra le sue gesta, eroica fu quella quando, catturato dai tedeschi con destinazione finale Mauthausen, prima riuscì a scrivere un biglietto d’addio e a lanciarlo dagli spiragli del vagone merci e poi a fuggire dal treno in corsa. Durante la clandestinità, collaborò anche con il movimento di resistenza nazionale francese. Epici i suoi travestimenti da vecchietta per muoversi nei territori occupati senza farsi riconoscere. Anche a causa delle ferite riportate durante la guerra, Mario Benedetto, promosso Capitano, si spense nell’ospedale di Seregno (MB) nel 1954, pochi giorni dopo la nascita della propria figlia.


Ultimata l'epica stagione della Resistenza, venne il momento di fare l’appello. Dalle file dell'Arma non risposero 2.735 militari, caduti in soli venti mesi di lotta partigiana; 6.521 risultarono i feriti.


Un così alto tributo di sangue ha avuto i seguenti riconoscimenti:


alla Bandiera dell'Arma:       


1 Medaglia d'Oro al Valor Militare; 


ad ufficiali, sottufficiali, appuntati e carabinieri:       

2 Croci di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia;   

32 Medaglie d'Oro al Valor Militare; 


122 Medaglie d'Argento al Valor Militare;   


208 Medaglie di Bronzo al Valor Militare;   


354 Croci di Guerra al Valor Militare.

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