Intervista Esclusiva SprayNews a Giuseppe Rizzi segretario generale della FerCargo.

“Una svolta storica. Quattro miliardi del Recovery Plan, destinati al trasporto ferroviario e intermodale delle merci. Più treni, meno camion, meno anidride carbonica e meno incidenti”




Rizzi, FerCargo riunisce le imprese del trasporto “merciferroviario”. Mi pare che c’è una notizia, che vi riguarda direttamente, destinata a cambiare gli equilibri del trasporto delle merci: meno “tutto gomma”, più treni e modalità intermodale, ovvero camion più treno. oppure nave più treno?

E’ proprio, come lei giustamente dice. Per la prima volta, nella storia di questo Paese, una parte apparentemente marginale, ma in cifra assoluta consistente del Recovery Plan, pari a quattro miliardi e cento milioni, sarà destinata a incrementare il trasporto ferroviario e intermodale. Una scelta, che ha un significato preciso. Dopo timide aperture e piccole inversioni di rotta, che già avevano aperto, negli anni scorsi, prospettive nuove, ora si vuole, finalmente, cambiare passo.

Ci faccia capire meglio? Sta per nascere un trasporto delle merci più razionale e più pulito?

Siamo un n Paese finora fondato sul “tuttogomma” e sui camion. Il trasporto ferroviario copre, in questo momento, fra il dieci e il quindici per cento del carico totale. In altri Paesi europei, simili al nostro, come la Francia e la Germania, la quota di mercato del trasporto sui binari è mediamente fra il diciotto e il ventidue per cento, per non parlare della Svizzera, che supera persino il trentacinque per cento.

Mi sta dicendo che la Francia e la Germania hanno colto, prima di noi, i vantaggi del trasposto ferroviario delle merci e si sono da molto tempo attrezzate?

I vantaggi sono evidenti: meno anidride carbonica, meno polveri sottili, meno incidenti. Potremmo parlare per ore delle maggiori opportunità, che il cargo ferroviario offre rispetto al “tuttogomme”. E dico “tuttogomme”, non a caso. Noi non vogliamo fare la guerra all’autotrasporto e, tantomeno, eliminare i camion e i camionisti. Va solo ripensato il modello. Noi guardiamo a un modello, che utilizzi i treni per le lunghe percorrenze e riservi ai camion un ruolo insostituibile nei percorsi brevi, sul territorio. E’ un modello molto più conveniente. Lo si era capito, anche prima che si prospettasse l’opportunità dei quattro miliardi e passa, previsti dal Governo nella distribuzione del Recovery Fund. Ora, abbiamo un tesoretto “storico”, che ci può consentire di passare dai sogni ai fatti.

Treno più camion. Treno più nave. Il treno c’è sempre nel trasporto delle merci che verrà?

Tutti possono capire, anche i non addetti ai lavori, che le scelte più ecologiche sono i binari ferroviari e il mare. Hanno la possibilità di aggregare volumi, come nessun camion potrà mai avere. Le faccio un esempio, che spiega, meglio di qualsiasi discorso, di che cosa stiamo parlando. Un treno, vale, come volume di merce trasportata, a seconda di come lo si carichi, dai quaranta ai cinquanta camion. Sarà anche un modello più rigido e complesso, ma sono questi numeri eloquenti, che hanno convinto altri Paesi a cambiare, senza tentennamenti, la strategia complessiva.

L’emergenza legata al Covid, ha rilanciato la necessità di un cambiamento, al di là della specifica destinazione di una parte dei duecentove miliardi, in arrivo dall’Europa con il Recovey Fund?

Il Covid è stata, ed è ancora, una tragedia, che ha, tra le altre calamità, drasticamente tagliato i carichi delle merci da trasportare, se ci eccettuano i generi alimentari e sanitari, ma, nello stesso tempo, ha indubbiamente dato una maggiore visibilità al trasporto delle merci su ferrovia. In tempi di lockdown e di limitazioni negli spostamenti, è evidente che il numero delle persone addette al trasporto delle merci diventa un fattore determinante. Ora, finalmente, anche il grande pubblico ha capito che sessanta macchinisti “trasportano” le stesse merci di ottocento camionisti. Questo significa, che ottocento persone non si muovono più su una direttrice comunitaria o nazionale, ma soltanto a livello localistico e provinciale. E un conto è far transitare ai varchi, imposti dalle restrizioni sanitarie, due macchinisti. Un conto, cinquanta camionisti, o magari cento, se viaggiano in due sullo stesso camion.

Torniamo al tesoretto, al carico di euro destinato solo al trasporto intermodale. Quali saranno le modalità? A pioggia e senza criteri, come è accaduto, e sta ancora accadendo, con i ristori?

Glielo ho già detto, si vuole veramente cambiare passo. Il tesoretto non arricchirà le persone, ma le strutture. Sarà destinato a nuovi investimenti. A mezzi meccanici. Ai nuovi poli di collegamento. La mia associazione è, su questo aspetto, completamente d’accordo con il Governo. Neppure un euro verrà bruciato in elemosine ad personam. Tutto quello, che verrà realizzato, resterà a disposizione di tutti. Visibile e tangibile. Vogliamo essere, nel nostro piccolo, uno dei motori dell’Italia che, per rinascere, ha bisogno di cambiare.

di Antonello Sette

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