Intervista Esclusiva SprayNews.it a Domenico Scilipoti, medico, politico ed ex senatore di FI

“Non sono un voltagabbana. Con Berlusconi solo nell’interesse del Paese”




Lei stato con troppa disinvoltura definito il re dei peones. Categoria potenziale, che in questo momento attira l’attenzione di Silvio Berlusconi, alla caccia dei voti da aggiungere a quelli del centrodestra per assurgere alla massima carica dello Stato. Il leader di Forza Italia si fa forte del fatto che i senza più bandiera, riparati nel Gruppo Misto, non sono mai stati così numerosi…


Mi faccia prima dire che, quando si parla di Scilipoti, si dovrebbe ricordare che Scilipoti è il personaggio che nel 2010 era stato additato come uno che non si era comportato bene, ma, a supporto della correttezza di Scilipoti ci sono stati, oltre a quello che lui ha sempre detto, cinque anni di indagini della magistratura, che è arrivata alla conclusione che Scilipoti aveva fatto una scelta politica, giusta o sbagliata che fosse. Io feci allora una scelta politica, convinto, come ero e come sono, che, quando gli interessi del Paese contrastano con quelli dei partiti e delle lobby, bisogna scegliere il Paese. Io non fui contattato da nessuno e feci una scelta, che con il senno di poi rifarei, perché ritengo che il Parlamento deve operare solo nell’interesse dei cittadini. Quando sento in televisione degli scemi e sottolineo scemi o parlamentari, giornalisti e opinionisti in mala fede, che fanno un riferimento sbagliato a Scilipoti, dico che non conoscono la storia e non sono persone che vogliono essere utili al Paese. Scilipoti non ha cambiato bandiera, ma ha fatto una scelta nell’interesse del Paese.


Preso atto di tutto questo, le chiedo se, quando si voterà per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, ci saranno altri che faranno la sua stessa scelta politica e daranno una mano a Silvio Berlusconi nell’interesse del Paese…


Io credo che i parlamentari dovrebbero operare nell’interesse del Paese e consiglio loro due libri: “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi e “L’asino d’oro” di Lucio Apuleio. Leggendoli, potrebbero capire come, attraverso la sofferenza, si possa diventare maturi al punto tale da esercitare il proprio ruolo nell’interesse della collettività e del Paese. Non è un problema di nomi, ma della scelta di un personaggio che possa essere garanzia per l’Italia e dare progettualità e nello stesso tempo rompere con un sistema, che si è ormai incancrenito al punto che sembra di essere ancora alla fine della seconda guerra mondiale.


di Antonello Sette

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