Intervista Esclusiva SprayNews.it a Ferdinando Mach, analista finanziario e di geopolitica

“Corsi e ricorsi storici. Per la Federal Reserve Americana ridurre la liquidità è sempre stato complicato”




Dottor Mach, l’emergenza finanziaria scuote tutti i mercati del mondo. Si attende, in particolare, la decisione della Banca Centrale Americana, chiamata, ancora una volta, a scelte coraggiose. Il pensiero di tutti corre indietro di trentaquattro anni…


E’ esattamente come lei ricorda. L'improvviso crollo dell'indice azionario del 19 Ottobre 1987 prese in contropiede l'intera comunità finanziaria americana. Per Alan Greespan, da poco insediatosi alla FED, fu il battesimo del fuoco. Il meno 23 % in una sola seduta di Borsa riecheggiava lo spettro del 1929, l'inizio del decennio della povertà negli USA. Il Governatore non ebbe dubbi e immediatamente inondò il mercato di liquidità per evitarne il ripetersi. All'origine del gigantesco ribasso giornaliero c'erano i programmi automatici di vendita chiamati stop-loss. Creati per attutire le perdite, all'atto pratico ne ampliarono a dismisura gli effetti di trascinamento. Da allora a oggi la FED ha gestito tutte le crisi in un solo modo, sempre lo stesso: creando liquidità, a spese della Banca Centrale. Sono stati così superati i crolli originati dal fallimento del più grande Fondo d' Investimento con alcuni premi Nobel nel board, il Long Term Capital Management; dallo scoppio della bolla delle dot-com; dal pericolosissimo fallimento di Lehman Brothers , grazie a "elicopter" Ben Bernanke; infine dalla contrazione del GNP, il PIL americano , dovuto al virus cinese Covid 19. Anni fa la CIA cominciò a invitare i migliori studenti universitari a un corso specializzato nell'individuare preventivamente i possibili cigni neri all'orizzonte, al fine di prevenirli.


Sarebbe il caso di ripetere quell’esperienza. E di rinnovare quell’invito: “Studenti volenterosi cercasi”?


No. Quest'anno non ce n'è più bisogno. Basta aprire gli occhi e leggere i numeri, che evidenziano il film che ci attende: il tapering obbligatorio Un copione imposto dalla combinazione coincidente di molti fattori. In primo luogo la disoccupazione vicina ai minimi storici. Poi, i salari in leggera crescita, il rapporto in Borsa prezzo/utili vicino ai massimi, un'inflazione tendente al 6 per cento, figlia dell'esasperato criterio produttivo just in time, che ha ridotto scorte e produzione, in seguito alla pandemia. La forte e veloce ripresa ha colto i manager in contropiede, con i produttori di petrolio e gas prontissimi a rifarsi dei crolli dei prezzi del 2020. Infine, la spinta agli investimenti generata dal nuovo, forte incremento della spesa pubblica, in approvazione progressiva al Congresso USA.


C’è necessità di agire, se ho capito bene, non solo coraggiosamente, ma anche in fretta?


Assolutamente sì. Prima che i venti di guerra fredda originino il nuovo cigno nero, è il momento obbligato, ma ideale, del tapering. Aspettare minerebbe l'autorevolezza della FED. E’ vero che impera ancora il caveat “mai andare contro la FED” e che il $ è perennemente la moneta rifugio di ultima istanza, ma il multilateralismo avanza e la politica estera USA indietreggia.


Altrimenti, Dio ci scampi da quello che potrebbe accadere…


La guerra è un opzione che WALL STREET non ama e i concorrenti degli americani lo hanno capito.

Se la Cina patteggia con gli USA una convivenza civile, tutto si sistema, compreso l'enorme debito globale che raggiunge il 360% del PIL del mondo. Se, invece, il colosso asiatico punta alla primazia, sarà guerra di liquidità. Xì potrebbe anche non essere riconfermato, ma prima WALL STREET si farà molto male. Meglio, molto meglio contenere subito l'esuberanza irrazionale. Prima che la realtà presenti un amaro conto razionale.


di Antonello Sette

368 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti