Intesa con Fi, Migliore: «Primi a dire no a Berlusconi al Colle, fatti valgono più delle parole»



Gennaro Migliore, esponente di spicco di Italia Viva, in un’intervista a Spraynews, chiarisce come non ci sarà mai nessuna intesa tra Renzi e Berlusconi, ma non esclude un’aggregazione riformista distante dalle posizioni di Matteo Salvini. Il Mattarella bis è stato anche una vittoria di Matteo Renzi? «Mattarella è stato scelto da Renzi contro l’opinione di tanti. Qualcuno lo dimentica. Seppe allora partire da 420 parlamentari del gruppo Pd, per poi allargare il consenso superando i 600 voti. Oggi quest’ulteriore conferma è nelle cose un fallimento delle strategie di alcuni leader, tra cui Salvini e Conte e dall’altro lato invece la riconferma di Renzi. Pur avendo questo giro quaranta persone nel suo gruppo, ha avuto un ruolo basilare. Nonostante non fosse il king maker, è stato fondamentale per arrivare a una soluzione che oggi tutti ritengono sia la migliore».

Avete realmente pensato a qualche altro nome prima di Mattarella? «Non abbiamo mai messo nomi in pole, altrimenti lo avremmo detto. Siamo stati sempre attenti a non farli prima, quindi sarebbe stupido farli dopo. Al momento, il presidente è Mattarella e la nostra quindi è una scelta felice e consapevole, anche perché in questo modo si è rafforzato Draghi». Si è rafforzato, però, anche il centro. E’ possibile mettere insieme tutti i moderati italiani?

«Ritengo che ciascuno ha giocato una sua partita perché alcune formazioni che si autodefiniscono centriste erano traino nel centrodestra. Quello che è possibile, anzi auspicabile, è la presenza di una grande soggettività riformista che abbia una collocazione molto distante dalla destra». Salvini oggi ha chiesto alla Meloni di formare un polo conservatore all’americana. Cosa ne pensa delle sue ultime dichiarazioni? «Con Salvini non possiamo fare nulla. Questa è un’illusione ottica di chi, anche nel mondo del giornalismo, insiste a volerci avvicinare a chi è più lontano da noi. In realtà è una questione fuori discussione e che non ha nessun senso. Il leader della Lega, quindi, può dire quello che vuole. Stiamo parlando di un sovranista di destra e se si modererà è solo un bene per lui, ma certamente non ha nulla a che vedere con Italia Viva». Con Silvio Berlusconi, tornato protagonista, invece, è possibile un ragionamento serio? «Essendo stati i primi a dire no alla candidatura di Berlusconi, i fatti parlano da soli». Per quanto riguarda il Pd, Letta ne esce più debole? «L’attuale segretario non esce indebolito sebbene non ha avuto un grande protagonismo. Direi, piuttosto, che in tutti i partiti si sono evidenziati dei limiti, tranne in Italia Viva e Fratelli d’Italia, nella sintonia tra leadership e gruppi parlamentari». Sono in aumento, però, i mal di pancia di quei renziani restati nella vecchia casa… «Renziani nel Partito Democratico non ve ne sono. Essere renziani contro Renzi non ha senso. Vedo che c’è una dialettica interna ai democratici. La trovo un passaggio importante rispetto ai tempi in cui si parlava di un asse tra Conte e il Pd». Cosa ne pensa della recentissima diatriba tra l’ex premier e il ministro degli Esteri Di Maio? «Sono questioni che devono regolare all’interno del Movimento. Guardo semplicemente quanto successo, ovvero che Conte ha provato a rifare un accordo, a un certo punto, con Salvini e Italia Viva lo ha impedito». Sarebbe disposto a parlare con uno di loro, sempre in ottica centrosinistra?

«In questo momento il Movimento 5 Stelle ha altri problemi che parlare con qualcuno. E’ tanto già se si confrontano tra loro». Tra Di Maio e Conte chi preferisce? «Non faccio le classifiche come a X Factor». Di Edoardo Sirignano

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