L’imprenditrice Pelino: «Centrodestra finito, berlusconiani a capo del grande centro»



Paola Pelino, imprenditrice e parlamentare di lungo corso, in un’intervista a Spraynews, si trova d’accordo con quanto denunciato sul tema della giustizia da Luca Palamara nel suo ultimo libro, ovvero che parte della magistratura non è imparziale. Per quanto riguarda la politica, invece, ritiene il centrodestra finito e immagina Forza Italia alla guida del grande centro.


Da ex deputata di Forza Italia, come ritiene che Silvio Berlusconi abbia gestito la partita per il Colle?


«Se fosse stato un suo desiderio, la realizzazione non mi sarebbe affatto dispiaciuta. Devo dire, però, già da tempo avevo immaginato lo scenario che poi si è realizzato, ovvero Draghi a Palazzo Chigi e Mattarella al Colle. Per Berlusconi, comunque, ritengo sia stato un modo per essere presente sulla scena politica».


Ha gestito la situazione meglio di Salvini?


«Sono due persone che hanno modi di fare politica differenti. Le indicazioni di Salvini che poi non sono state rispettate, hanno dato idea di confusione. Dalla parte di Berlusconi, non c’è mai stata. Sono stati gli altri a proporlo in quel ruolo».


Considerando le ultime dichiarazioni, si può parlare ancora di centrodestra?


«Contrariamente a quanto affermano gli attori del centrodestra, direi che non c’è questa possibilità. Mi sembra di vedere che sia Meloni, Salvini che lo stesso Berlusconi vogliano una leadership prima di aprire a qualcun altro. Aldilà delle appartenenze, il Cavaliere sta cercando di fare il federatore, ma considerando le tante prime donne in campo non vedo lo schieramento affatto unito».


Possibile, invece, il progetto del grande centro…


«Me lo auguro. L’Italia ha bisogno di tre poli, dove ci sono i moderati che sono appunto i centristi, la sinistra e la destra. Si tratta della strada giusta in un momento di confusione sia per i partiti che per la politica in generale. Il centrosinistra ha funzionato? Non mi sembra. Il centrodestra possiamo dire che è esistito fino a quando Forza Italia era il primo partito nella coalizione. Con le percentuali attuali, però, sarebbe al terzo posto in questo tipo di alleanza. Ecco perché vedrei gli azzurri più a capo del grande centro, dove i berlusconiani nei fatti sarebbero quelli con le percentuali maggiori».


In quale forza politica al momento si riconosce?


«Venendo dal mondo dell’impresa, venti anni fui attratta dalla figura di Berlusconi perché prima ancora che come politico lo apprezzavo come imprenditore. Oggi, a eccezione della Meloni, che è sempre stata coerente, ho qualche difficoltà nel trovare un partito per me appetibile. Chi come me viene dal territorio, ritengo che allo stato si identifichi più nelle persone che nei simboli».


Da donna dell’impresa, la politica come si sta comportando rispetto al caro bollette degli ultimi giorni?


«Ho riposto fiducia in Mario Draghi e non credo non abbia lavorato per il bene del Paese, ma in questo momento si devono tutelare di più gli interessi degli italiani. Il caro bollette sta penalizzando tutti, dalle famiglie a chi ha un’azienda. Non ci sono differenze. Il governo, pertanto, deve pensare di impiegare maggiori risorse perché quelle annunciate mi sembrano irrilevanti. Serve fare di più. Siamo di fronte a un’altra emergenza che va oltre quella sanitaria».


Tale problema è dovuto soprattutto alle scelte energetiche. E’ favorevole al

nucleare?


«Ho visto da vicino le manifestazioni degli ambientalisti contro le trivelle, ma ritengo che oggi quel tempo sia passato. L’Italia deve avere una sorta di autonomia dal punto di vista energetico. Ecco perché serve investire nel gas, nel nucleare e in tutto ciò che può renderci più indipendenti. E’ fondamentale ripensare quindi ai no dati in passato. I costi attuali dell’energia sono dovuti proprio al fatto che l’Italia ha bisogno di altri».


Tema caldo in questi giorni è quello della giustizia. Da poco è uscito l’ultimo libro di Palamara. Che idea si è fatta sulla vicenda?


«Ho sempre sostenuto la tesi di Berlusconi, ovvero che parte della magistratura non svolge il suo ruolo nell’imparzialità. Trattandosi di uomini e donne, li sottoporrei, se c’è bisogno, a un’analisi più precisa e perché no a delle pene. Sono abbastanza sconvolta da quanto rivelato da Palamara. Quando ti trovi di fronte a una giustizia non giusta o politicizzata deve essere rivisto tutto. Non c’è niente da fare».


Di Edoardo Sirignano

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