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L. Quartapelle: Le bizze di Salvini? Nessuno è indispensabile. Se ci sta bene. Oppure peggio per lui

Intervista di Antonello Sette, #SprayNews, esclusiva a Lia Quartapelle, deputata del Partito Democratico


“Sulla legge Zan Salvini, accecato dall’ideologia, è meno ragionevole dei vescovi”



Onorevole #LiaQuartapelle, le bizze di Salvini sono un pericolo per il Governo?


Salvini è u pericolo per se stesso. Anche perché ciascun partito, che fa parte del Governo, è importante, ma non determinante. Io credo che Mario Draghi abbia ben chiaro dove ci vuole portare. Se Salvini non ci sta, peggio per lui.


La segreteria di Enrico Letta è già una svolta o solo ordinaria amministrazione in attesa di un Congresso che, a dir la verità, non sembra dietro l’angolo?


Per quanto stiamo lavorando, per quanto sta lavorando il Segretario e per come questa nostra attività viene recepita nei circoli, credo di poter dire che è più avvertita la necessità di un #Pd che funzioni sia a livello locale che centrale piuttosto che una discussione congressuale che aleggia e non si fa mai. Staremo a vedere.


Quali sono i problemi del Pd? Il distacco dalla base e dalla sua gente?


Non credo ci sia un problema specifico di distacco. Penso piuttosto che, come tutte le forze politiche, in questa fase dobbiamo riadattarci rispetto a una normalità che è profondamente cambiata e a esigenze completamente nuove. Dobbiamo anche ritrovare un senso di direzione dopo che la politica è rimasta sospesa per un anno e mezzo per la pandemia. Se vogliamo scendere nel concreto, ci sono territori dove il #PartitoDemocratico sta bene e altri dove sta meno bene e bisognerà lavorare con determinazione soprattutto dove siamo meno rappresentativi. Il senso di rappresentanza va ritrovato. Noi abbiamo molto chiaro quello che serve al Paese in termini di forme e di politiche, ma dobbiamo rappresentare questo cambiamento per una serie di ceti sociali e ricostruire un legame perché in tanti momenti non lo abbiamo nutrito a sufficienza.


L’alleanza con i Cinquestelle, caposaldo della Segreteria prima di Nicola Zingaretti e ora di Enrico Letta, non ha scavalcato lo scoglio delle elezioni comunali. Le affronterete dappertutto da separati in casa. Era inevitabile?


Noi non ci siamo presentati mai insieme ai Cinquestelle nelle elezioni locali, che hanno una dinamica molto diversa anche dal punto di vista della legge elettorale rispetto a quelle nazionali e regionali. Credo che, piuttosto che fare delle alleanze forzose, sia giusto che ciascuno si presenti con le proprie idee. A livello nazionale è più semplice stringere un’alleanza perché, a di là della diversa legge elettorale, abbiamo una esperienza comune di governo, a cui fare riferimento. A livello locale siamo sempre stati reciprocamente forze di governo e di opposizione. È, quindi, difficile convergere in prima istanza su un progetto comune ed è più schietto e onesto, anche nei confronti degli elettori, non individuare a tutti i costi un candidato unitario. Poi è risaputo che il meccanismo del secondo turno consente una convergenza successiva degli elettori verso i progetti che sentono più affini.


Legge Zan e Ius Soli. In Italia norme ed elementari principi di civiltà sono ancora un tabù?


I cambiamenti sono faticosi, anche se molto spesso ce lo dimentichiamo. Noi siamo convintamente favorevoli a questi cambiamenti, ma sappiamo che si deve lavorare perché si realizzino, soprattutto nel campo dei diritti civili, su cui spesso la società civile è più avanti della politica. E la la politica purtroppo non capisce che sono già presenti nella nostra società delle dinamiche che attendono di essere normate anche attraverso una legge per garantire sacrosanti diritti attesi ormai da molto tempo.


La destra crea ostacoli in tutti modi. Hanno anche invocato la violazione della libertà di pensiero e di espressione. Che cosa risponde alla loro posizione ostile?


Rispondo che i vescovi sono molto più ragionevoli di loro. Una linea di ragionevolezza che Matteo Salvini non è neppure in grado di interpretare, nonostante sia un tema così sensibile da far pensare all’esistenza di resistenze all’interno della Chiesa. Prevale dentro la Chiesa un’idea di concretezza e il desiderio di rispondere a delle necessità reali. Salvini, invece, resta arroccato sulla sua ideologia che, secondo a me, non gli serve a molto.


La politica, a me sembra, non è solo maschilista, ma anche maschile. È la fiera dell’aggressività e di una mal posta virilità. Le donne sono costrette a imitare gli uomini per sopravvivere o almeno farsi sentire. Quando il Parlamento sarà il tempio delle donne libere e liberate? Quando cambierà il linguaggio della politica?


Io spero il più presto possibile. E lavoro perché accada il più presto possibile. È un cambiamento che incontra molte resistenze, ma anche questa è una rivoluzione necessaria.


Al momento, però, il quadro è ancora quello, maschilista e maschile, che ho descritto?


Sì, è ancora come dice lei. E’ anche vero che nei Paesi, che hanno sperimentato una leadership femminile, la politica è cambiata radicalmente. Anche in Italia, quando arriverà e speriamo presto, ci sarà un cambiamento straordinario. Non servono donne che comandino, ma donne con una propria posizione politica e che per quella facciano le loro battaglie in prima persona. Le donne sono molto brave a fare le battaglie per gli altri. Devono trovare il coraggio e l‘assertività per farle a partire da se stesse e dalle proprie idee Sono certo che presto accadrà e che ci saranno tante leader donne. Non solo Giorgia Meloni.

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