Le esibizioni audiovisive (La rubrica di Michele Lo Foco)


Le esibizioni nel mondo dell’audiovisivo, quest’ultima al teatro Argentina, servono a consolidare il ruolo del Ministero e a giustificare l’esistenza di associazioni come Anica e Apa, ma non solo loro, che in realtà non fanno che da spettatrici delle decisioni prese dai burocrati in altre sedi. Franceschini evidentemente non si era accorto che gran parte delle major che lavorano sul nostro territorio sono straniere: questo vuol semplicemente significare che dall’estero arrivano le sanguisughe francesi cinesi e americane a succhiare non solo i ricavi ma anche le sovvenzioni. Il Ministero poteva accorgersene prima, ma soprattutto poteva intuire perché ciò avviene, e perché in particolare in ambito Rai. Io l’ho scritto decine di volte, ma evidentemente il mio pensiero non è gradito a tutti coloro che da questo fenomeno sono favoriti. Ho detto: “gentili Signori, Montalbano, Don Matteo, qualche suora, qualche presentatore, qualche giornalista che voi ritenete rappresentanti della nostra cultura audiovisiva non sono più nostri, sono di proprietà estera, e voi riempite di soldi società estere che si sono comprate l’anima e i fatti dei nostri produttori privilegiati, quelli ai quali avete dato soldi e fiducia, e che hanno monetizzato la loro introduzione nel mercato e soprattutto in Rai.” Se ne è accorto il ministro Giorgetti, ma qualcuno lo sapeva bene da anni! Così continuiamo a lodarci, il Ministro ringrazia gli operatori, gli operatori ringraziano il Ministro per le sovvenzioni, tutti sono felici mentre il settore è completamente, dico completamente, allo sbando. Cinecittà non eroga le sovvenzioni, la Direzione Cinema perde tutti i ricorsi, i nostri prodotti non incassano una lira perché sono di una modestia sconvolgente, i film stranieri scappano con la cassa. Per agevolare questo disastro la Direzione Cinema aumenta la discrezionalità delle sovvenzioni, invece di diminuirla, e le piattaforme, senza pubblicità, senza limiti, senza regolamenti, aspirano dal territorio

tutto quello che viene realizzato e te lo propongono a casa, sul divano, in poltrona, dove anche un prodotto modesto può essere visto. Un’Italia saccheggiata sotto il naso dei ministri e dei direttori, questo è il nostro paese, e nessuno lo dice. Il tax credit, l’agevolazione principe che ha moltiplicato le fatture false, è stato da tempo esteso alle produzioni televisive, che non ne avevano bisogno perché le televisioni pagano tutto e i produttori non hanno bisogno di cercare i soldi in giro. Perché questo? Per consentire a pochi privilegiati di comprarsi barche e attici? Qual è lo scopo di una sovvenzione se non quello di sostenere un settore in crisi! Era in crisi endemica il cinema, ed al cinema doveva essere riservato il tax credit, che è certamente, spaventosamente, smisuratamente eccessivo rispetto al costo del prodotto, tanto da attirare tutti gli speculatori stranieri. La 1213, grande legge che i nostri attuali amministratori hanno man mano demolita, considerava l’interesse industriale del prodotto, si preoccupava di agevolare il rapporto con le banche, la SACC era una struttura dedicata allo spettacolo, specializzata, non come il Credito Sportivo che da anni ci propinano come il futuro del finanziamento statale, le Commissioni guardavano i film finiti, non come ora sulla carta, sulle sceneggiature e sulle promesse, i distributori esistevano, i ricavi esistevano, come anche i fallimenti. Oggi non esiste più quel mondo, ma solo produttori privilegiati dalle piattaforme, privilegiati dalle banche, privilegiati dalle Commissioni, e il nostro cinema è l’espressione di un paese senza idee, senza attori e senza soldi.


di Michele Lo Foco

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