Lenka Kosikova: dalla nazionale di pallamano a imprenditrice leader del cristallo soffiato

Noi di SprayNews vi raccontiamo la meravigliosa storia di Lenka Kosikova, una donna straordinaria che mescola l'artigianato allo sport. Abbiamo incontrato Lenka e le abbiamo chiesto di raccontarci in esclusiva la sua storia.

Lenka cosa ci dici di te?

Sono nata in Repubblica Ceca, a Veseli in Moravia, regione a Sud di Praga, in una cittadina sul fiume Morava. Provengo da una famiglia tipica del periodo, in cui ai figli era trasmesso, inmaniera prioritaria oltre all'amore, soprattutto, il rispetto, l'onestà e la cura dei rapporti familiari, che ancora oggi sono un segno distintivo della cultura ceca . Dopo un'infanzia immersa nell’incorrotta natura tipica del paesaggio Moravio fatta di dolci colline, grandi spazi e boschi fiabeschi, ho frequentato la scuola e sin dai sei anni ho iniziato a praticare lo sport e in particolare sono stata avviata alla pallamano. Erano gli anni in cui il mio paese come tutti gli altri dell'Est Europa gravitavano nell'orbita dell'URSS e amministrato da un regime comunista. A margine dei tipici problemi legati al vivere in paesi dall'economia pianificata, di cui avrei preso coscienza in seguito, devo dire che sino all'adolescenza, per i bambini, accanto ad una vita serena di cui ho un bellissimo ricordo, era posta, a livello statale, molta attenzione, nella cura dello sport da istruttori qualificati in tutte le discipline. Oltre alla pallamano, infatti, ho praticato anche l'atletica leggera in cui avevo raggiunto discreti risultati in ambito nazionale nella mia categoria, alla fine la mia scelta è caduta sulla pallamano. Fondamentale, in ciò, l'obbligo a un certo punto di dover scegliere, considerate le attitudini personali, tra uno sport individuale ed uno di squadra. Quest'ultimo rispondeva alla mia naturale predisposizione a lavorare in gruppo, valori con cui ero stata dalla mia famiglia educata: lealtà, il rispetto dei compagni, il fissare, di volta in volta, i traguardi che il gruppo si era prefisso di raggiungere. Si dice spesso che lo sport è maestro di vita è questo stato quanto mai vero nel corso della mia formazione. Mi ha insegnato a vivere i momenti di gioia e soprattutto quelli tristi, ad affrontare insieme agli altri i problemi e a come cercare di superarli con il concorso di tutti. Quando è iniziata la sua carriera nello sport? La mia carriera sportiva da portiere iniziata da bambina, è stata segnata da una crescita costante, arrivando a sedici anni a vincere, un titolo nazionale e ad essere stata premiata come migliore portiere dell'allora Cecoslovacchia, militando in una piccola squadra di provincia affrontando i tradizionali squadroni di Praga o di Bratislava. Con la convocazione in nazionale ho avuto il raro privilegio di poter viaggiare all'estero visitando per i vari tornei molti paesi europei oltre cortina. Il potersi confrontare con le mie coetanee di altre nazioni è stata un’esperienza molto formativa che in futuro mi avrebbe molto aiutata. Non erano però anni facili, nonostante Gorbaciov avesse inaugurato la "glasnost" ed il premier Husak aveva avviato il Paese sulla strada della "perestroijka". Pur nel controllo dell'informazione, l'alba della primavera di Praga, a distanza di trenta anni dalla morte di Jan Palach prese corpo, improvvisamente, nel 1989. Il mondo di sempre in cui ero nata e avevo vissuto sino a quel momento, cambiò molto rapidamente e la voglia di conoscere e scoprire quella parte di mondo, sino allora preclusa, era molto sentita dai giovani della mia generazione. Questa una delle ragioni che mi hanno spinto a intraprendere un viaggio in Italia, attratta, dalla cultura, dalla storia dalle bellezze e della buona cucina di cui avevo sentito molto parlare. E' stato un amore a prima vista. Ho stretto subito amicizie, cha ancora coltivo, avendo la fortuna e il privilegio di incontrare lungo la mia strada le persone, che mi hanno tanto insegnato e da cui,sicuramente, ho avuto modo di apprendere molto. Ciò che, inizialmente, era stato immaginato come un periodo sabbatico, si è poi trasformato in una scelta di vita e da allora mi sono stabilita in Italia. Era il 1994, la Cecoslovacchia non esisteva più e la neonata Repubblica Ceca entrava nella Comunità Europea, la storia cambiava, ma il legame con la mia terra di origine era rimasto molto forte. Dopo un periodo, necessario di ambientamento, ho iniziato a frequentare corsi di lingua italiana, la cui conoscenza si rendeva essenziale e propedeutica per iniziare la mia formazione a successivi studi in discipline economiche, poi terminati con successo. E quale strada ha intrapreso in Italia?

Per vivere in Italia, intanto, ho contemporaneamente lavorato, a Roma, in uno Studio di Consulenza specializzato in progetti di respiro internazionale, accanto a professionisti di alto profilo, che mi ha dato l'opportunità di imparare tanto e contribuire, così, alla mia crescita umana e professionale e ai quali sarò sempre grata. Ho sempre, comunque, conservato un costante e profondo legame con la storia e i valori legati al mio Paese e quindi ho deciso di tornare a occuparmene. Da qui la scelta, nel 2005, di aprire un’azienda attiva nella produzione e distribuzione di cristalleria d’alta gamma ceca in Italia. Tra i numerosi fattori che hanno contribuito a tale scelta, oltre a quello affettivo nei confronti del mio Paese, tra essi, sicuramente, la possibilità di portare nelle case degli italiani, nel ruolo di orgogliosa e privilegiata ambasciatrice dei prodotti e dei valori legati alla cultura e tradizione della Repubblica Ceca, l’emozione suscitata dal cristallo soffiato, coniugato nelle sue forme più diverse, dalla eccellenza dei mastri vetrai cechi. Ho deciso, in quel momento, di costituire Kvetna 1794, società di cui sono l'Amministratore Delegato, che produce in Repubblica Ceca e distribuisce il cristallo di Bohemia in Italia e nel mondo, dal nome di un piccolo villaggio Strani-Kvetna, in cui è nata, oltre due secoli fa, la cristalleria che nacque nel lontano 1794, per volere di Alois principe del Lichtenstein.

Come si costituisce la sua azienda? L’azienda, per dimensioni e risorse umane impiegate, è tra la più grandi realtà vetraria ceche per il cristallo: uno stile sobrio, senza tempo, un qualcosa che contemporaneamente è concreto e ‘fiabesco’, una realtà inserita tra i boschi, in un paesaggio bellissimo. E’ stato con una matita in mano come disegnare su un foglio bianco e trovarsi a descrivere, per cercare di realizzare un’ idea tra mille e più difficoltà che ogni giorno, da quel momento come adesso, mi sono trovata ad affrontare. Come molti imprenditori italiani, non ho avuto concreto sostegno né dalle istituzioni né dal mondo del credito bancario sul quale non ho, per scelta, mai voluto fare riferimento per la precisa scelta di voler contare sulle mie sole risorse disponibili, ma ricevendo un forte contributo professionale da molte persone da cui ho avuto modo di imparare, contando sui loro preziosi consigli e sugli insegnamenti trasmessi nelle mie esperienze professionali. La Vision di Kvetna1794 deriva da questo e va oltre il semplice discorso di prodotto e brand: vuole appresentare uno stile e un mondo, considerando ogni singolo pezzo come una piccola rappresentazione di tradizione e arte Boema. Oggi la mia Azienda è diventata leader e con la produzione anche di cristallo soffiato a macchina consente attraverso la fusione di diverse decine di tonnellate di massa vetrosa al giorno, la produzione in Repubblica Ceca di calici e complementi di arredo distribuiti in Italia in oltre 900 punti vendita e da qui esportati in molti paesi esteri. Di rilievo in tal senso, le produzioni che ci vedono apprezzati Partner Industriali per produzioni in outsourcing di collezioni per importanti marchi di respiro internazionale come Groupe Hermes France, Balmuir o Dolce&Gabbana solo per citarne alcuni. “Innovare il presente per garantire il futuro” è la filosofia aziendale. Per il nuovo format distributivo ideato nel 2015, così ho ricevuto il Money Gram Award, prestigioso premio nella categoria innovazione e crescita del profitto, riservato al mondo dell'imprenditoria straniera in Italia, comparto che giova ricordare contribuisce al PIL Italiano per il 13%, prima su 660.000 aziende che operano nei più diversi settori economici, format oggetto anche di studio per numerose tesi di laurea in diverse Università italiane, di cui vado molto orgogliosa.

Dubbi, rimorsi...passioni costanti?

La mia passione di una vita è stata e rimane lo sport. Al momento pratico il beach tennis, un' altra disciplina, iniziata da praticante e proseguita attualmente da campionessa regionale femminile nella mia categoria e classificata nella terza categoria della Federazione Italiana Tennis, disciplina ad essa affiliata. Se devo provare a immaginare, per un momento, ad un'altra attività, mi vedrei bene come allenatrice di pallamano femminile , in cui possa trasmettere alle nuove generazioni, la correttezza e la lealtà tipici dell'agonismo, insieme naturalmente a tutto il bagaglio tecnico appreso individualmente cui aggiungere la psicologia di team, gli stessi concetti che hanno ispirato e, successivamente, raffinato per la formazione del mio team aziendale. Certo mi sarebbe piaciuto avere più tempo per allenarmi con assiduità, ma resto soddisfatta comunque, dai risultati che non sono concentrati, per me sugli aspetti tipici della competizione e dell’agonismo, ma che mi danno la felicità di confrontarmi con gli altri da un punto di vista umano anche se su un campo di gioco la possibilità di ricaricarmi, quando possibile, a fronte di una intensa attività imprenditoriale in cui gli aspetti umani sono materia rara. Un consiglio per le giovani donne?

Parlare oggi ad una donna giovane italiana, che si stia avviando alla carriera imprenditoriale, è indubbiamente, un tema non facile da affrontare. Facendo un bilancio delle mie esperienze sul campo, potrei solo consigliare di cercare di farsi una chiara idea di business, possibilmente innovativa e sostenibile, crederci fortemente, fino in fondo, sempre senza ripensamenti davanti alle prime, inevitabili, avversità. Se ci possono riuscire donne e uomini provenienti da altri paesi, che giova ricordare, hanno, innanzitutto dovuto imparare la lingua possono, a maggior ragione provare a riuscire, auspico con successo, anche loro. Di Umberto Baccolo e Sofia Astrologo

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