Luca Palamara, intervista a 'Il Tempo': Il mio futuro? In Politica.

.. Il suo libro, «Il sistema», scritto a quattro mani con Alessandro Sallusti è arrivato a oltre 300mi1a copie vendute. Oltre 50mi1a al mese. Segno che l'annosa questione giustizia è più che sentita dall'opinione pubblica. E di giustizia, l'ex magistrato Luca Palamara ne sa certo qualcosa. A pochi giorni dalla commemorazione di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta, per Palamara è imbarazzante ammettere che sulla strage di via d'Amelio la Verità va ricercata anche tra le istituzioni». Perché i depistaggi che sono emersi - anche sulle base delle dichiarazioni fatte dal procuratore Scarpinato alla commissione antimafia della Regione Siciliana - «certo non fanno onore e quindi sono i palazzi istituzionali che devono in primis fare chiarezza. Nella mia esperienza consiliare mi sono battuto affinché venisse dato seguito all'esposto di Fiammetta Borsellino. Sicuramente potevo fare di più, ma è una sconfitta per tutti non essere riusciti a dare risposte concrete alle richieste dei familiari del giudice Borsellino». Un fatto è certo, l'ex presidente dell'Anm è pronto a mettere a disposizoione la sua esperienza per una discesa in campo.




Dottor Palamara, come spiega il successo del suo libro? «Il mio libro sta avendo successo nelle vendite perché i cittadini vogliono sapere, vogliono conoscere come funziona il pianeta giustizia e tutti i satelliti che gravitano intorno. Anche perché il sistema dell'informazione dalla carta stampata a quello televisivo - non dà quelle risposte che i cittadini si aspettano perché lo stretto rapporto pm-giornalisti è servito e serve ad intensificare e rafforzare il Sistema». In che senso? «Basti pensare alla fuga di notizie. Secondo la vulgata sarebbe impossibile risalire alla fonte perché le notizie sono a disposizione di molte persone: in realtà, soprattutto per le intercettazioni non ancora depositate, la verità esattamente l'opposto. Quei dati sono a disposizione di una ristretta e ben individuabile cerchia di soggetti, tra cui in particolare i pubblici ministeri e la polizia giudiziaria. In altre parole, la magistratura sembra avere una funzione servente rispetto ad interessi superiori e politici. Eppoi, il venir meno dell'autorizzazione a procedere ha fatto mancare quella linea di confine tra politica e magistratura e le doverose indagini sul potere che la magistratura deve sempre comunque svolgere finiscono in realtà per essere strumentalizzate agli occhi dell'opinione pubblica per favorire una parte politica a scapito dell'altra. E mi lasci dire una cosa...» Prego. «Non sono mai entrato nel merito dei processi, ma è indubbio che la caratterizzazione politica, che in alcune circostanze anche la magistratura associata facendo sponda con il più grande partito di sinistra, ha finito per trascinare nel vortice anche quei giudici titolari di delicate inchieste nei confronti del potere politico». Come vede la riforma Cartabia licenziata dal Cdm? «È una riforma della giustizia improntata ad affrontare un tema sicuramente importante, quale è quello imposto dall'Unione Europea per il Recovery fund. Ma che non impatta su temi che oramai sono diventati di dominio pubblico e che forse solo con il referendum il mondo politico può trovare il coraggio di affrontare, tra cui appunto il rapporto tra politica e magistratura, con l'obiettivo di realizzare una giustizia giusta nel rispetto dei diritti dei cittadini e quindi della Costituzione. Viceversa il sistema tornerà a rigenerarsi con nuova forza e i rapporti esistenti politica-magistratura resteranno in vita forse solo con poche variazioni». Cosa manca, per parlare di vera riforma? Bisogna avere coraggio ed affrontare senza indugi i seguenti temi: separazione delle carriere, autorizzazione a procedere, scelta dei membri togati del Csm con la formula del sorteggio, criteri meritocratici nell'avanzamento nella carriera e non per cordate di appartenenza correntizia. E anche quella formula della responsabilità dei giudici che però, a mio avviso, è difficile da applicare a livello pratico». È pronto ad affrontare una candidatura politica se le viene proposta? «Come ho detto, nei fatti, le mie prese di posizione anche pubbliche costituiscono un esercizio di attività politica, ragion per cui non lo escludo e chiaramente se decido per il si sono pronto a mettermi in gioco». Anche ad esempio ad accettare una candidatura a presidente della Regione Siciliana, come sta facendo De Magistris in Calabria? «Non sono mai stato alla ricerca di cariche, né mi sono mai proposto ad alcuno. Nello specifico nessuno ovviamente mi ha proposto tale candidatura. In ogni caso, il mio contributo per la cosa pubblica va verificato anche sulla base delle attitudini e della opportunità che una figura come la mia con il proprio vissuto e la propria esperienza può dare alla collettività. Non sono uomo per tutte le stagioni e per tutti gli incarichi. Se ciò che mi venisse proposto fosse nelle mie corde e capissi di poter dare un contributo serio al pubblico, valuterò, perché no?»

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