Malan: «I porti del green pass come quelli di Taiwan, la libertà va difesa sempre»


Lucio Malan, co-chair per l’Italia dell’Ipac (Alleanza Interparlamentare sulla Cina), in un’intervista a Spraynews, a margine dell’incontro tenutosi ieri a Roma, presso la sala Capranichetta dell’hotel Nazionale in occasione del G20 e in cui hanno partecipato oltre venti parlamentari provenienti dai Paesi di tutto il mondo, sottolinea, come pur trattandosi di casi molto diversi, ci sono molte similitudini tra la protesta dei no green pass e i porti di Taiwan, essendo in entrambe le situazioni in un certo senso non garantiti dei diritti.


Quale significato assume questo evento, tenutosi nella nostra capitale e in cui ha il delicato compito di rappresentare l’Italia?


«Stiamo parlando di un’associazione di parlamentari, supportata però da studiosi e attivisti. Cerchiamo di sollevare l’attenzione su un problema fondamentale, cioè la violazione in massa e su scala di un miliardo e mezzo di abitanti dei diritti umani in Cina. L’aggressività di questo Paese verso tutti i loro vicini, compreso l’India che proprio ieri ha avuto dei suoi rappresentanti partecipare a quest’evento».


Può farci qualche esempio…


«Hong Kong sappiamo benissimo cosa è successo. E’ stato violato un trattato internazionale che prevedeva la preservazioni del sistema sociale fino al 2037. Ho parlato a lungo con un’attivista che durante una manifestazione pacifica, insieme ad altri giovani, è stato picchiato selvaggiamente, arrestato e detenuto per cinquanta ore. Per sua fortuna, c’erano talmente tanti di incarcerati, che non hanno identificato tutti e quindi non è finito sulla lista che gli avrebbe persino impedito di scappare da quella realtà. Ha avuto, però, gravi ripercussioni sulla famiglia, un divorzio e per miracolo si è salvato tutta la vita. Tutt’ora ha dei problemi per i traumi ricevuti».


Stiamo parlando, quindi, di un vero e proprio modello di aggressività?


«Nel caso di Taiwan, mai stato sotto la sovranità di Pechino, è vittima di una violenta aggressività bellica. Ci sono aerei militari che sorvolano continuamente i suoi cieli, minacce di unificazione con la forza e ciò non viene accettato quasi da qualunque altro paese nel mondo, a eccezione dell’Iran. C’è poi l’aggressività economica e politica della Cina anche verso i paesi liberi».


In che senso?


«La Lituania ha subito gravi attacchi di carattere economico e diplomatico dalla Cina per aver sostenuto i diritti umani di Hong Kong, per avere relazione con Taiwan. In più il regime cinese ha disponibilità economiche illimitate, senza dover dar conto a nessuno, per cui è palese che la Cina paga degli esponenti del mondo occidentale, politici e giornalisti per fare il loro gioco. E’ palese, che questo succede».


Ci sono prove per dimostrarlo?


«Ha palesi accordi con giornali e agenzie europee. Accade pure in Italia. Non dobbiamo meravigliarci di quello che esiste con la prestigiosa Ansa».


Nella conferenza di ieri è intervenuto Joseph Wu, ministro degli Esteri di Taiwan, le cui proteste nei porti inizialmente hanno ricordato un po' quelle per il no al green pass degli ultimi giorni…


«Ci sono delle cose in comune. Pur essendo situazioni molto diverse, i porti da millenni rappresentano la comunicazione tra i popoli. La libertà è il bene più prezioso che abbiamo. Vivere senza, vuol dire sopravvivere. Anche gli alberi vivono. Vivere, invece, vuol dire fare quello che uno ritiene giusto, gestire la propria persona, poter esprimere la propria persona, ovvero i diritti fondamentali riconosciuti dalla dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, non un ideale di qualche sognatore. La libertà, quindi, va difesa sempre, come la celebre frase che dice chi è pronto a barattare una parte significativa dei propri diritti in cambio di avere un po' più di sicurezza non merita e perderà sia la propria sicurezza, che i propri diritti. Questo vale in tutti i campi. Altrimenti, quando sentiamo troppe volte la parola a meno che, significa che non siano garantiti o che non sono tali. Spesso sull’argomento si dicono tante belle parole, ma poi nella realtà accade altro».


Di Edoardo Sirignano

2 visualizzazioni0 commenti