Martufello: «Il mio sogno: un ultimo spettacolo del Bagaglino che non può restare chiuso»


Fabrizio Maturani, noto come Martufello, attore e tra i maggiori comici italiani, in un'intervista esclusiva a Spraynews, parla del suo sogno di rivedere il Bagaglino, format teatrale e poi televisivo che ha appassionato intere generazioni, nonché dei suoi progetti per il futuro, della pandemia, della sua interpretazione nel Divin Codino, delle vacanze e delle nuove generazioni di umoristi.


L’estate, pur essendo ancora il Covid presente, è ripartita. Cosa ci ha insegnato la pandemia?


«La pandemia, intanto, ha cambiato tante cose nella nostra vita, nel nostro modo di fare, di pensare e di agire. Non lo possiamo nascondere. Spero che la vita che facevamo prima si riprenda al più presto. E’ un po' difficile, ma noi siamo un popolo che è svelto a dimenticare e a ripartire più veloce degli altri. Per noi artisti è cambiato molto. Il Covid ci ha fatto stare fermi un anno e mezzo, non ha fatto divertire la gente. Ho ricominciato a lavoricchiare così e per fortuna il mestiere non l’ho dimenticato. La cosa che mi fa più piacere, però, è che le persone non si sono scordate di come ci si diverte, di come si ride e di come si sta insieme. Speriamo, pertanto, che andrà tutto bene, altrimenti è un macello. E’ peggio un popolo triste, che uno arrabbiato».


Gli italiani, in questo periodo, hanno bisogno certamente di ridere. Ha pensato a una nuova rivisitazione del Bagaglino in televisione?


«Il Bagaglino, intanto, è difficile che si rifaccia, perché appartiene alla Banca d’Italia, che non ha intenzione di mollarlo e di darlo a nessuno. Si preferisce, purtroppo, tenerlo così. Non ho capito per fare cosa. Per il momento, quindi, il Bagaglino è chiuso, non si fa e a non ci danno neanche la possibilità di tenere un ultimo spettacolo. Staremo a vedere cosa accadrà».


Quali i suoi prossimi impegni lavorativi?


«Vorrei fare qualche serata durante l’estate, continuare. Sto facendo qualcosa, non tanto come in passato. La priorità per me resta andare nelle piazze, far divertire le persone come una volta. Oggi certamente c’è il green pass da esibire, ma questo non vieta al nostro mondo di andare avanti. L’altra sera ho tenuto uno spettacolo vicino Frosinone e c’erano cinquecento persone, che munite del certificato di vaccinazione, non hanno voluto rinunciare a divertirsi. Evidentemente le persone, oggi come non mai, sentono l’esigenza di ritrovarsi, stare all’aperto e condividere qualche momento all’insegna della spensieratezza».


Non è passata inosservata, intanto, la sua interpretazione di Mazzone nel Divin Codino. E’ stato facile?


«Assolutamente no! Era più facile fare il Mazzone che vedevamo allo stadio strillare e incitare i suoi. Qui, invece, era un pochino diverso, un Mazzone padre, che capisce il giocatore, la persona. Non è stata, quindi, una passeggiata interpretarlo, ma alla fine ce l’ho fatta e non posso che essere soddisfatto».


Dopo tanti anni di carriera. Quale è stato il momento più appagante?


«Sono i quaranta anni di Bagaglino. Quest’anno sono 49 anni di carriera, di teatro, di televisione. La carriera dell’artista è sempre appagante perché comunque sia è un mestiere d’oro, bello, simpatico, che ti permette di girare e conoscere tanti luoghi e persone, nonché di fare tante amicizie. C’è sempre ogni giorno da imparare e studiare. Nella mia carriera, infatti, non mi sono mai fermato».


Particolare il rapporto con la sua Sezze. Cosa la lega a questa comunità e dove trascorre le vacanze?


«Amo la mia comunità, ma un artista è come uno stabilimento balneare non può mai chiudere, soprattutto durante l’estate. Le vacanze, pertanto, le faccio lavorando, andando in giro per i locali, le piazze, facendo divertire la gente e facendo dimenticare i momenti tristi e i guai che ci sono almeno per un’ora».


Tanti sono gli aspiranti giovani che si avvicinano al mondo del teatro e vogliono imitare la vostra generazione. Che consiglio si sente di dare?


«E’ quello di studiare, non recitazione. Sono tra quelli che sono convinti che nessuno può insegnare niente a meno che non abbia delle doti e delle qualità. La scuola, pertanto, è ciò che permette di affacciarsi al mondo dello spettacolo con un bagaglio di cultura perché oggi la cultura è tutto e rispetto a questo c’è davvero poco da fare. Parlare bene in italiano, saper affrontare qualsiasi discussione e argomento non è da tutti. Solo se si possiedono queste virtù, anche fare spettacolo sarà un cammino in discesa».


Di Edoardo Sirignano

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