Mazziotti (Azione): «Esiste un Pd anti 5 Stelle, ma non detta la linea»


Andrea Mazziotti, responsabile del programma di Azione, sostiene come le suppletive dimostrano come il campo largo ipotizzato da Letta, non sia la soluzione da adottare, ma allo stesso tempo non vede neanche un centro generato da fusioni a freddo in ottica Quirinale. Per quanto riguarda la capitale, invece, la linea resta quella dell’opposizione costruttiva.


E’ ancora possibile mettere insieme il centrosinistra, richiamando il modello Ulivo?


«Lo ha detto in maniera molto chiara Calenda. Si è dimostrato anche con la vicenda delle suppletive a Roma come le ipotesi di campo largo fatte da Enrico Letta non sono utilizzabili perché c’è un Partito Democratico che è totalmente appiattito sul Movimento 5 Stelle, arrivando a candidare Giuseppe Conte in un collegio dove i pentastellati erano inesistenti. Come Azione, quindi, abbiamo preso atto che soluzioni di questo tipo non esistono. Andiamo avanti per la nostra strada, considerando che i democratici continuano a insistere su un campo largo che nei fatti non c’è».


Nel Partito Democratico, c’è però una parte che preferisce dialogare con Calenda e meno con i 5 Stelle…


«Esiste nel Pd una linea anti 5 Stelle, ma purtroppo non detta la politica. Si vede da scelte e candidature. Ci sono dei parlamentari e delle persone che hanno una posizione riformista. La linea che prevale oggi è quella di Letta e a Roma di Bettini e Zingaretti».


Le grandi manovre per il Quirinale potrebbero rappresentare l’occasione per riorganizzare il centro?


«Non pensiamo che un’area politica si riorganizzi coi parlamentari. Ci sono partiti con numeri significativi sia alla Camera che al Senato, che non hanno nessuna corrispondenza nel Paese. Fare un’operazione per far crescere una nuova area politica in mezzo ai due poli, fatta esclusivamente su un’elezione all’interno del Parlamento, non è il metodo. Stiamo cercando, invece, di radicare un partito che oggi ha 20mila iscritti, facendo un congresso, raccogliendo amministratori locali sul territorio, non partendo dai palazzi, ma percorrendo la strada inversa».


Azione ha mai ipotizzato un dialogo con Forza Italia e Silvio Berlusconi?


«Al momento no! Come c’è un totale schiacciamento del Pd nei confronti dei 5 Stelle, c’è un analogo schiacciamento di Forza Italia sulle posizioni di Meloni e Salvini per ragioni di coalizione».


Qualora il cavaliere dovesse lasciare i sovranisti, il confronto potrà esserci e soprattutto se Renzi va avanti sempre meno in ottica centrosinistra. Sarebbe possibile una forza moderata che superi i due poli a cui siamo abituati?


«Non stiamo ragionando in ottica di fusioni a freddo tra movimenti che non c’entrano l’uno con l’altro, nati in contesti diversi. Stiamo ragionando per radicare un partito forte. Si parlerà solo dopo di alleanze. Calenda ha detto tante volte che dovrebbe esserci un’intesa di tutti coloro che non si riconoscono nei sovranisti e nei populisti al fine continuare l’esperienza Draghi ancora per qualche anno. Il nostro obiettivo non è quello di metterci a fare operazioni di accrocchi, di unioni con soggetti diversi tra loro e che non c’entrano niente con noi».


Da pochi mesi a Roma è iniziata l’esperienza Gualtieri. Può esserci ancora un rapporto di collaborazione con il sindaco?


«Siamo opposizione razionale, civilizzata e costruttiva, ovvero presentiamo proposte e poi l’Amministrazione decide se portarle avanti o meno. Devo dire la verità, hanno annunciato di realizzare molte delle nostre idee. E’ chiaro che se decideranno di realizzare i pilastri del nostro programma, li sosterremo. Non si tratta, però, di una collaborazione come alleanza piuttosto come civile opposizione. Tutti dovrebbero agire così. Basta classiche cose strillate. Questo non implica, altresì, che non continueremo ad alzare la voce quando qualcosa non va, come i bonus all’Ama per evitare gli assenteisti o assurdità di tale genere».


Ha parlato più volte di suppletive. Avete mai immaginato di correre con un vostro candidato?


«Lo abbiamo pensato, ma abbiamo anche pensato che sarebbe stato normale trovare un dialogo sui candidati. Alla fine è stata fatta una tale confusione tra Pd, Italia Viva e 5 Stelle che si è scelto di non presentare nessun candidato per non aumentare la confusione su elezioni che hanno una rilevanza relativa, tranne il caso che si era ventilato di Giuseppe Conte che sarebbe stato un’offesa al collegio e che per fortuna si è schiantato appena Carlo Calenda ha ipotizzato di candidarsi perché probabilmente al segretario dei 5 Stelle non piace confrontarsi con gli elettori».


Considerando che ha già avuto esperienze in Parlamento, ha mai pensato di ricandidarsi nel collegio della capitale?


«Dentro Azione sono il responsabile del programma e quindi mi occupo prevalentemente di nazionale. Non sono io che seguo Roma, ma ci sono persone, a partire da Flavia De Gregorio che è la capogruppo in Consiglio comunale, che svolgono un egregio lavoro e che ogni giorno seguono le questioni cittadine. Io me ne occupo semplicemente da romano, ma non perché abbia un ruolo in tal senso».


A proposito di programma, è possibile trovare ancora un’intesa con chi parla di reddito di cittadinanza?


«Si può dialogare con tutti. Il reddito di cittadinanza abbiamo sempre detto che non funziona, che bisogna prevedere un sostegno alla povertà e che in qualche modo lo ha anche fornito, ma in modo sbagliato e sprecando un sacco di soldi, creando delle situazioni assurde per le quali alle persone conviene più cercare il reddito di cittadinanza che il lavoro. Il governo Draghi sta facendo delle correzioni, che sono indispensabili. La principale espressione di coloro che sostengono tale misura è il Movimento 5 Stelle che è quanto di più lontano da Azione possa esserci».


Di Edoardo Sirignano

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