Monteverde, è irpino il borgo più accessibile d'Italia: Ma va formato un modello attrattivo.



Il borgo più accessibile d’Italia, grazie alla progettazione e creazione di un percorso tattile-plantare riservato a persone ipovedenti, realizzando così un percorso completamente accessibile e garantendo il diritto alle pari opportunità.


Con questa motivazione, il Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità, Paolo Colombo, ha insignito il Comune di Monteverde, in provincia di Avellino, del Premio “Padre Pio” 2020. La premiazione è avvenuta a Napoli, nell’aula del Consiglio regionale della Campania.


Ne abbiamo parlato con Antonio Vella, da tre consiliature vicesindaco del piccolo paese altirpino ai confini con la Basilicata. Insieme naturalmente con il primo cittadino Franco Ricciardi, Vella ha portato avanti negli anni una politica basata sulla valorizzazione del territorio (Monteverde viene visitata da un buon numero turisti ogni anno) e di inclusione delle persone affette da disabilità.


Vicesindaco Vella, il premio ricevuto oggi in Consiglio regionale è un ulteriore tassello di un disegno che mette al centro territorio e solidarietà.


Per una piccola comunità come quella di Monteverde, soli 700 abitanti, mettere in piedi operazioni di questo genere è complicatissimo. Se però tutto varca i confini del locale e viene riconosciuto meritevole fuori e addirittura diventa premiante, non c’è che da esserne orgogliosi.



In una fase storica in cui le aree interne stanno acquisendo importanza nel dibattito politico (è previsto un finanziamento anche nel PNRR), quello di Monteverde può essere visto come un modello che fa da apripista?


In un certo senso sì, ma va certamente completato. Abbiamo costruito una piccola cosa, un percorso che però da solo non basta: abbiamo bisogno che nascano altri motivi per diventare meta turistica. Essere accessibili in sé non vuol dire fare turismo, non siamo né la Scala di Milano, né Vienna, né Londra. Ma tante piccole cose, unite, possono, sì, formare un modello attrattivo.



Parliamo però di un modello che deve coinvolgere altri comuni?


Sarebbe auspicabile. Le aree interne diventano centrali se riescono a sviluppare motivazioni rare, che fanno crescere competenze e abilità del territorio. Perché proprio il territorio è al centro, non i singoli. Un esempio il Grande Spettacolo dell’Acqua. Di certo gli spettatori non arrivavano da Napoli o da Roma o dalla Calabria per l’accessibilità del paese: quest’ultima è un plus, ma è l’evento il vero attrattore, che consente la fruizione del luogo anche perché accessibile.

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