Nuovo decreto sul diritto d'autore (la rubrica di Michele Lo Foco)


Verso la fine del 2021 il nostro legislatore è intervenuto sul diritto d’autore, e lo ha fatto con le modalità serpentesche che hanno sempre contraddistinto l’azione di Franceschini, vale a dire poca pubblicità, totale impronta politica, nessun rispetto del mercato e massima valorizzazione della burocrazia.

Esattamente il contrario di quello che serve all’Italia in un momento di recessione, quando dovrebbero essere eliminati cavilli, strozzature, ritardi per favorire la fluidità del lavoro e dei capitali.

Ma la politica di sinistra, sulla cultura, ma non solo, ha come principio base l’appartenenza all’apparato e la obbedienza cieca alle regole statali, anche se palesemente sbagliate e settarie.

L’ultimo decreto ne è un esempio: non solo l’estensione all’equo compenso agli “adattatori” e ai “doppiatori” è un modo per dilatare a dismisura i termini della sovvenzione, ma soprattutto l’obbligo per i produttori di rendiconto, quanto meno semestrale, diventa un enorme aggravio delle incombenze e delle finanze.

Inoltre la partecipazione di tutti ai ricavi ricorda quelle formule del vecchio comunismo nelle quali la parola d’ordine era “spartema tot” in dialetto emiliano, cui si opponeva ironicamente il commilitone comunista che ribatteva “…e no, la bicicletta ce l’ho davvero”.

Ma nessuno si è accorto del decreto, ed ovviamente l’Anica si è ben guardata dal commentarlo.

Nel frattempo il capo di gabinetto di Franceschini è stato designato ad alto più importante e molto meglio remunerato incarico e la Malanga lascia momentaneamente Rai Cinema per sostituire Monda alla Festa del Cinema, ribadendo che se sei parte delle truppe di sinistra, anche se non sai nulla del lavoro che svolgerai, verrai comunque collocata.

La Delli Colli è stata oscurata e Monda, che si è sempre sentito un palmo sopra tutti, è cascato dal trono per far spazio ad una donna che da Franceschini ha imparato a nascondersi, a far rispettare gli ordini, a favorire quelli di sinistra, e a non motivare le proprie scelte.

In sostanza gran parte delle attitudini portate all’eccesso da Putin.

A proposito, Marco Giusti oggi scrive: “gran parte delle commedie italiane sono invedibili, non hanno idee, sceneggiature, gli attori sono buttati lì.

I remake e i sequel sono più brutti degli originali e i contratti sembrano scritti sulle tovaglie del Bolognese.”

Esattamente quello che dico io da molto tempo e aggiungo: questo è il risultato della politica culturale della sinistra, affidata a funzionari senza capacità e senza mestiere, capaci solo di misurare il potere coercitivo del loro posto.


Di Michele Lo Foco.

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