Palma (Ipzs): «Con una sola password avremo tutti i dati digitali di un individuo»


Antonio Palma, presidente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, in un’intervista a Spraynews, partendo dalla passione per la musica, dalla lunga esperienza alla guida del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella, ci parla dell’importanza di investire sulla cultura, di tutelare e salvaguardare il made in Italy e soprattutto si sofferma sulla sicurezza sul web, rivelando come con una sola password sarà possibile avere tutti i dati digitali esistenti di un individuo.


In passato ha guidato uno dei più importanti conservatori italiani. Cosa è cambiato con il Covid?


«L’esperienza per sei anni al conservatorio San Pietro a Majella mi fa dire che la pandemia ha portato all’assenza di pubblico e quindi all’assoluta mancanza di incentivazione per quanto concerne orchestrali e orchestre. Abbiamo avuto un blocco sostanziale, che tra l’altro ha impedito anche la messa in opera di nuovi programmi e progetti. Ora tutto questo è menomale alle nostre spalle e come sta ben facendo Carbone al Majella, si è avviata una nuova campagna di promozione, si riapre e si comincia con la stagione teatrale. C’è una rinascita. Tutto ciò non può che ripercuotersi, in modo positivo, sulla didattica perché nei conservatori quest’ultima passa per la formazione musicale diretta, la strumentistica».


La sua Napoli da sempre è stata simbolo di cultura. Lo è ancora?


«Oggi abbiamo la fortuna di avere un sindaco che è stato rettore dell’Università Federico II di Napoli, tra le più antiche nel mondo e quindi stiamo parlando di chi possiede una perfetta formazione per padroneggiare il governo anche nel campo della cultura. Stiamo parlando della città delle accademie. Lo è stata a partire dal settecento. Dopo con la riforma De Sanctis si è parlato di Università. C’è una vita culturale, quindi, estremamente vivace, pure nel settore musicale con la ricerca di nuovi sound. In questo senso Napoli è magnifica con tantissimi teatri rispetto alla popolazione attuale, in percentuale più di Roma. Stiamo parlando di un vero e proprio crogiolo di culture o meglio ancora un insieme di culture, considerando che unisce quella greca, romana, spagnola, francese e tanto altro. Questo ha fatto sì che si sia formato un humus unico nel Paese».


Non sempre, però, cultura vuol dire lavoro. Molti giovani sia a Napoli che al Sud vanno via perché non trovano un’occupazione che li soddisfa. Il Pnrr può essere l’opportunità?


«Assolutamente! Per i musicisti è molto semplice la collocazione lavorativa perché c’è una grande richiesta. Le risorse del Pnrr, comunque, possono incentivare lo sviluppo di nuove orchestre, nonché potenziare quelle esistenti e che hanno una storia. Investire nella cultura vuol dire avere risultati immediati. Il punto vero, però, deve essere la concertazione. Tutte queste somme devono essere governate da un unico centro di responsabilità in cui c’è il decisore e poi il concorso di tutti coloro impegnati nel settore».


Oltre a essere stato presidente di una delle più importanti istituzioni culturali del Mezzogiorno, oggi guida l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Quale può essere il filo conduttore tra due ruoli completamente diversi?


«La Zecca è una grande istituzione culturale, ha un museo molto importante, produce

edizioni di grande pregio e gestisce la libreria dello Stato. C’è, quindi, una dimensione culturale che in qualche modo mi ricorda quello che ho fatto guidando il conservatorio».


Tra i compiti dell’istituzione di cui è a capo c’è soprattutto la lotta alla contraffazione. Il fenomeno è in crescita?


«E’ un problema molto grave. E’ una sorta di corsa continua tra coloro che vogliono imbrogliare e chi invece nel Poligrafico studia i modi per evitare le contraffazioni di moneta, documenti pubblici, bollini per farmaci, etichette per i prodotti doc e dop. Detto ciò, la ricerca, ogni giorno, ci consente di avere strumenti sempre più elaborati per combattere truffe a consumatori e cittadini».


Veri problemi in tal senso sono il web e i social. Come vi state organizzando a riguardo?


«Stiamo parlando di metodi avanzatissimi. Basti pensare alla carta d’identità che produciamo che ha in sé tante funzioni. E’ un qualcosa che fornisce una vera e propria identità digitale. Ci stiamo adoperando per farla diventare sempre più ampia e comprensiva. Per fare ciò, tramite software, sono in corso una serie di operazioni che renderanno i dati personali sempre più sicuri e non alla facile portata dei malintenzionati. Il Poligrafico concorre con altri istituti, come la Sogea, a sviluppare nell’ambito delle direttive e dei competenti ministeri, un programma di digitalizzazione di tutti i dati esistenti presso le pubbliche amministrazioni, coordinandoli. Questo è un progetto straordinario a servizio dei cittadini e che ci consentirà con una sola password tutte le funzioni possibili».


Una vera sfida è la salvaguardia del made in Italy, di quei marchi che ci rendono grandi nel mondo. In tal senso, come vi state muovendo?


«Contribuiamo a diffonderlo sia attraverso monete e francobolli celebrativi, ma anche e soprattutto arginando la contraffazione dei nostri prodotti doc e dop, attraverso i bollini digitali che applichiamo a chi li richiede. E’ una garanzia per evitare che le eccellenze vengano contraffatte, producendo falso made in Italy, danneggiando la produzione nazionale e fermando la crescita del nostro Paese».


Di Edoardo Sirignano

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