Paolo Zangrillo indagato. Si infuoca Forza Italia in Piemonte.


La vicenda che vede indagato Paolo Zangrillo si fa scottante in Piemonte secondo alcune dichiarazioni provenienti dal partito.




TORINO – Inizia a far rumore l'inchiesta sulla cancellazione illecita dalle liste che porta avvisi di garanzia a Paolo Zangrillo, Coordinatore regionale Forza Italia Piemonte, fratello di Alberto Zangrillo (medico personale di Silvio Berlusconi) nonchè al capogruppo a Montecitorio Riccardo Molinari ed al deputato Alessandro Benvenuto entrambi della Lega.


La base del partito ed i Seniores in rivolta


“Persino un bambino sa che appena si modifica un nome nelle liste, queste devono essere rifatte da capo e con se, la raccolta firme” - A dichiararlo Fabio Sanfilippo, responsabile regionale all'ambiente in Forza Italia Seniores il quale aggiunge : “ Mi sono confrontato con vari esponenti di Forza Italia, con i giovani ed anche con alcuni della base. La maggior parte conviene sul fatto che Paolo Zangrillo ha fatto il partito suo, monopolizzando per poi non raggiungere il risultato”.


Zangrillo ed il segretario Roberto Rosso


Sanfilippo : “ Come è ben noto, il segretario e tutto fare del deputato Zangrillo, è il parlamentare Roberto Rosso nonché persona navigata sulle regole e composizioni delle liste elettorali. Evidentemente avrà mal consigliato al suo superiore Zangrillo. Da un confronto interno al partito, emerge come gran parte della linea comune sia il disfacimento del partito da quando è arrivato Zangrillo. Ha fatto suo il partito con arroganza e saccenza, per poi prendere appena il 3%. Costui che non è stato in grando di far raggiungere i risultati nemmeno nel suo comune di residenza, oggi è il commissario regionale. Forza Italia in Piemonte grazie a Zangrillo, non esiste più ed i dipertimenti e tavoli di lavoro, sono fermi fin dal momento delle loro composizioni e nomine”.


Le conclusioni di Sanfilippo


Sia ben chiaro che siamo da sempre garantisti, pertanto fino a sentenza definitiva si è innocenti. Ci auguriamo che l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta e dal pm Gianfanco Colace sull'’ipotesi di reato “Falsificazione di materiale mediante alterazione e/o sostituzione di atto vero destinato a operazione elettorale”, come previsto dall’articolo 90 (commi 3 e 4) del decreto presidenziale numero 570 del 16 maggio 1960, venga approfondita nonché appurato se, Zangrillo abbia costretto ed obbligato il depennamento dalla lista della Lega, del nome Stefano Zacà, quando ormai era già stata chiusa la raccolta della firme sui moduli in cui lui compariva regolarmente.

12 visualizzazioni0 commenti