Pignedoli: “La candidatura di Palamara è condivisibile. E’ giusto che continui la sua battaglia”

Il balletto su Palamara all’Antimafia? Forse avevano paura di quello che poteva dire”




Sabrina Pignedoli, perché è contraria alla riforma Cartabia, vissuta da molti come la pozione miracolosa che ha risolto tutti i problemi della giustizia? La riforma Cartabia credo che rappresenti una scorciatoia e non una vera riforma della giustizia penale, di cui ci sarebbe, invece, bisogno. Tanto più che non è nemmeno detto che diminuiranno i temi dei processi, anzi, in alcuni casi potrebbero aumentare. Quello che è sbagliato è, però, l’assunto di partenza. Se i processi sono lunghi, la soluzione non è abbatterli con la prescrizione, o meglio, l’improcedibilità. La soluzione s””arebbe capire perché sono lunghi e andare ad agire su quel fronte. Certo, i problemi sono tanti e diventa difficile elencarli tutti qui. Io credo, per esempio, nella depenalizzazione, ma credo anche che ci dovrebbe essere una maggiore disciplina per quanto riguarda alcuni magistrati: a fronte di una buona parte che si trova ad affrontare carichi di lavoro enormi, ci sono altri - ed è successo veramente - che interrompono un interrogatorio per andare a giocare a tennis. Poi, mi domando: perché in Francia o Germania i casi che arrivano in Cassazione sono pochissimi, mentre in Italia ormai è diventata una prassi? Manca, inoltre, un’educazione dei cittadini relativamente all’uso del sistema giudiziario, sia in campo penale, sia in quello civile. Troppo spesso vi si ricorre non per avere giustizia, ma per fruire di giurisdizione al di là del torto o della ragione. Il tutto è favorito pure dall’eccessivo numero di avvocati e dalla difficoltà ad archiviare subito le azioni temerarie. I mali della giustizia sono sotto gli occhi di tutti. Protagonismo delle procure, scontri fratricidi, processi eteroguidati, innocenti in carcere e criminali in libertà. Un vaso marcio, che l’ex Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e membro del Csm Luca Palamara ha definitivamente scoperchiato nel libro intervista di Alessandro Sallusti. A me sembra che la politica non capisca fino in fondo quale sia la posta in gioco e si divida per scelte di parte e preconcette, mentre forse l’anelito verso una giustizia giusta ed efficiente dovrebbe essere al di sopra di tutto, come un’insopprimibile anelito trasversale… Sono pienamente d’accordo, tanto che su questi temi io non ho problemi a parlare con chiunque sia interessato a entrare nel merito e a portare avanti un discorso serio, senza preconcetti. Che impressione ne ha tratto del balletto interno alla Commissione antimafia sull’audizione di Luca Palamara? Sinceramente sono rimasta sbigottita per il comportamento di alcuni, come per esempio Piero Grasso. Ha sollevato eccezioni procedurali inutili per cercare di impedire l’audizione. Ma anche altri membri della Commissione antimafia hanno fatto di tutto per evitare che Palamara venisse audito. Forse si aveva paura di quello che avrebbe potuto dire? Ed effettivamente le questioni sollevate da Palamara sono molto interessanti e spero che la Commissione antimafia decida di approfondirle per fare piena chiarezze su eventi che non riguardano solamente la magistratura al suo interno, ma anche il contrasto alle mafie e la gestione dei pentiti. Palamara ha deciso di portare la sua denuncia all’interno del Parlamento candidandosi alle elezioni suppletive per la Camera dei Deputati nel collegio di Roma Primavalle. Che cosa pensa di questa sua scelta? Capisco la sua scelta e la trovo condivisibile: quale sede migliore del Parlamento per portare avanti battaglie che sono importanti per l’Italia intera. Le dà fastidio che Palamara stia di fatto diventando il paladino di una parte politica? Sinceramente un po’ sì. Non certo per la parte politica, ci mancherebbe. Ma perché è il modo migliore per spostare l’attenzione dal problema, facendolo scadere alla solita contrapposizione politica che non permette di risolvere nulla. di Antonello Sette

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