Pizzolante: «Le forze in campo per i referendum devono ritrovarsi su Palamara»


Sergio Pizzolante, politico e imprenditore italiano, si dichiara favorevole alla discesa in campo di Luca Palamara alle suppletive nel collegio romano lasciato libero dai 5 Stelle. A sostenere l’ex togato, a suo parere, dovrebbero ritrovarsi tutte quelle forze che oggi raccolgono le firme per i referendum sulla giustizia. Ha fatto bene Palamara a candidarsi? «Ritengo abbia fatto qualcosa di assolutamente opportuno. E’ stata motivata bene la sua scelta. Si tratta di un’occasione per tenere accesi i riflettori sulle sue denunce, su come agisce il sistema delle correnti all’interno della magistratura. Gran parte dei media e dei partiti, tendono a tenere nascoste una serie di storture che invece Palamara vuole portare alla luce. In questa chiave, la sua candidatura non può che essere qualcosa di positivo». Con quale partito vedrebbe bene Palamara? «Si è iscritto al Partito Radicale, ovvero il partito delle grandi battaglie sulla giustizia giusta. Considerando, però, che quest’ultimo non si presenta alle elezioni e questo è un errore storico dal mio punto di vista, spero, che essendosi Palamara presentato con un suo simbolo, tutte le forze che oggi sostengono i referendum sulla giustizia possano appoggiarlo. Dalla Lega, passando per Forza Italia e Italia Viva, ovvero tutti coloro che oggi raccolgono le firme, dovrebbero dare un segnale vero, sostenendo nei fatti chi ha messo la faccia rispetto a una battaglia che riguarda tutti, nessuno escluso. Non mi meraviglierebbe neanche che parte della sinistra non giustizialista possa dare un contributo a una causa, che va oltre ogni colore politico». Considerando la sua esperienza, ha possibilità di essere eletto? «Se sostenuto da chi oggi raccoglie le firme per i referendum, nessuno escluso, ritengo che nel suo collegio sia l’avversario da battere e ciò sarebbe certamente un fatto politico molto rilevante e importante. Auspico, pertanto, che quelle associazioni, nonché quelle personalità, impegnate ogni giorno su questi temi, facciano leva affinché i partiti al momento impegnati sulla questione referendaria possano mobilitarsi anche per le suppletive romane. Non si tratta di una battaglia politica, ma per la giustizia, per la democrazia». Tante le vittime della malagiustizia, può nascere un nuovo movimento politico? «La questione della giustizia in Italia va oltre la malagiustizia. Qui si è rotto da 25-30 anni un equilibrio democratico col prevalere del potere giudiziario su tutti gli altri. Mi auguro, quindi, che intorno a tale concetto possa nascere finalmente uno schieramento ampio per una ragione che va oltre le bandiere». La campagna referendaria è un punto di partenza. Come sta procedendo? «Non bastano le pressioni delle televisioni e dei grandi giornali, a frenare un entusiasmo sempre più diffuso. Sono tante le persone che hanno voglia di cambiare. La stessa strategia dell’oscurare i quesiti non sta funzionando e sono certo che dalla gente arriverà una risposta inattesa. Le persone hanno percepito il problema e andranno a firmare in massa, senza pensare più di tanto al partito che allestirà il banchetto».

Cosa ne pensano, invece, i cittadini della riforma Cartabia? «E’ una piccola riforma, ma assolutamente necessaria. Ci riporta dentro uno Stato di diritto. In questo modo, quanto di illiberale e incommentabile voluto dai 5 Stelle, finalmente rappresenterà il passato. Detto ciò, però, siamo ancora al 10 per cento rispetto a tutto quanto bisognerebbe fare per cambiare la giustizia in Italia. E’ indispensabile agire quanto prima sulla responsabilità civile dei magistrati, sulla separazione delle carriere, sui rapporti tra politica e togati». Per realizzare tutto ciò, meglio un governo politico o tecnico? «Non esiste l’esecutivo tecnico. Lo stesso governo Draghi è sostenuto da determinate forze politiche. Ritengo, pertanto, che per cambiare davvero ci vogliano alla guida dell’Italia persone serie e in grado di vedere oltre il presente. Con i 5 Stelle, in campo, però, vedo molto difficile che ci possa essere la riforma della giustizia di cui il Paese ha tanto bisogno. Intanto facciamo i referendum e poi vediamo cosa succede».

Di Edoardo Sirignano

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