Rita Bernardini: "Se Salvini e Meloni venissero in carcere con me cambierebbero idea"


Rita Bernardini, Presidente di Nessuno tocchi Caino (associazione che ha appena concluso il suo Congresso Biennale, tenutosi al Carcere di Opera) e tra i più noti leader storici del Partito Radicale un tempo guidato da Marco Pannella, è di nuovo in sciopero della fame per la situazione delle carceri italiane, come ha annunciato il 6 dicembre con un articolo su Il Riformista. E da ieri ha ricominciato i suoi Memento, le passeggiate di dialogo con protagonisti del mondo politico e culturale.


Le ho chiesto di spiegare a Spraynews le motivazioni e le modalità di queste iniziative, cosa che ho fatto con particolare piacere essendo io un compagno di Rita sia al Partito che in Nessuno tocchi Caino, di cui sono proprio all'ultimo Congresso sopra citato stato eletto membro del Consiglio Direttivo.


Ciao Rita, ci vuoi spiegare le tue due nuove iniziative collegate tra loro, lo sciopero della fame e il memento?


Si tratta in realtà di un'iniziativa unica che ho voluto fare in appoggio a quelle che io chiamo le ragazze del carcere Le Vallette di Torino, che hanno lanciato uno sciopero del carrello - che è in corso essendo iniziato il 17 e proseguendo fino al 23 dicembre -, perché la finalità di digiuno e Memento è la stessa e cioè quella di ridurre il sovraffollamento penitenziario, tema che io ho studiato nei minimi dettagli: purtroppo so bene che cosa vuol dire quando un carcere ospita molti più detenuti di quelli dei posti disponibili. Quindi stiamo lottando assieme affinché siano calendarizzate e approvate le proposte di legge di Roberto Giachetti che riguardano la liberazione anticipata.


Ce le spieghi?


Una è relativa alla liberazione anticipata speciale, quella che fu già approvata all'epoca della sentenza Torreggiani e che è scaduta il 31 dicembre 2015, che consentiva uno sconto di pena di 75 giorni ogni semestre anziché i 45 giorni stabiliti dall'ordinamento penitenziario, quindi 30 giorni in più di liberazione anticipata, necessari soprattutto tenendo conto delle condizioni in cui hanno vissuto i detenuti e detenute in questi due anni pandemia. Se già gli spazi sono pochi, con la pandemia diventa ancora più difficile, visto che gli istituti penitenziari devono trovare anche gli spazi per l'isolamento sanitario nel caso in cui ci siano stati contatti o nei casi di nuovi ingressi in carcere. Quindi questa è una proposta straordinaria, ma sarebbe un grosso aiuto ai più di 100 istituti penitenziari che soffrono di questa malattia, congenita in Italia, del sovraffollamento penitenziario.


L'altra proposta di legge invece non ha niente di speciale se non il fatto che in linea ordinaria chiede l'aumento della liberazione anticipata, cioè che entri proprio a far parte stabilmente dell'ordinamento penitenziario, dai 45 ai 60 giorni ogni semestre. Questo è l'obiettivo, perché la riflessione che io faccio è che tutto quello che hanno fatto o non fatto le istituzioni congiura contro una esecuzione penale che sia rispondente al canone costituzionale. Dico questo perché al sovraffollamento occorre aggiungere il fatto che il personale che dovrebbe occuparsi dei detenuti per aiutarli a reinserirsi in futuro nella società è veramente ridicolo quanto a numeri. Noi abbiamo poco più di 700 educatori per 54.500 detenuti: è evidente che non sono proprio nelle condizioni di seguirli tutti, quindi c'è una grossa parte della popolazione detenuta che è abbandonata a sé stessa. Se poi teniamo in considerazione anche l'esecuzione penale esterna, anche il numero degli assistenti sociali è tremendamente ridicolo, perché sono poco più di 1.200 ,e tenete presente che le misure che vengono eseguite all'esterno del carcere, quelle alternative o di comunità, sono lo stesso numero di quelle dei detenuti in carcere, intorno alle 50/60mila, e in più gli assistenti sociali dovrebbero occuparsi anche dei carcerati, e quindi è una cosa impossibile.


Allo stesso modo le istituzioni che si sono susseguite in questi decenni hanno fatto sì che la pena non fosse legale, perché non hanno mai istituito quei Consigli di aiuto sociale che hanno lo scopo istituzionale del reinserimento sociale dei detenuti. Abbiamo un'unica eccezione in materia, di un Presidente del Tribunale di Palermo che lo ha istituito presso il suo tribunale, ma lo ha fatto due mesi fa dopo avere ascoltato un'intervista di protesta mia e di Giuseppe Rossodivita per questa mancata attuazione. Quindi è una situazione disastrosa: pensiamo a quanto incida il sovraffollamento nella sanità penitenziaria, nella fatiscenza delle strutture, perché è chiaro che se i detenuti sono troppi l'assistenza sanitaria fa fatica a curarli tutti, e infatti molti sono trascurati.


Da novembre dell'anno scorso ad oggi hai già cominciato e smesso più volte degli scioperi della fame chiedendo misure concrete: quando hai iniziato c'era Bonafede, adesso abbiamo la Cartabia nella quale riponevi speranze. In materia ti senti ottimista, o in questi mesi i risultati non sono stati all'altezza delle tue aspettative?


Sono abbastanza soddisfatta della Ministra Cartabia vista la situazione con cui deve avere a che fare: teniamo presente che viste le posizioni della Lega, di Fratelli d'Italia e dei Cinque Stelle non è facile far approvare qualsiasi misura in questo Parlamento. Ecco perché io intendo ragionare con i parlamentari. Lei ha fatto già una cosa molto importante, perché nella riforma c'è una svolta nella direzione delle misure alternative, per pene fino a 6 anni, oltre al fatto che sarà il giudice che potrà irrogare direttamente la pena in misura alternativa, mentre adesso c'è sempre il passaggio per il carcere. Questo cambio di rotta mi sembra importante da sottolineare.


Ecco perché io ho pensato di rivolgermi al Parlamento: quando uno fa un'azione non violenta deve assolutamente credere nella forza del dialogo.


Entrando nello specifico della tua azione, tutti sanno cos'è uno sciopero della fame, ma puoi spiegare cosa sono invece i Memento?


Sono una cosa semplicissima, delle passeggiate che potrei definire così: come i detenuti passeggiano avanti e indietro nell'ora d'aria che viene loro concessa, io passeggio avanti e indietro in Piazza Montecitorio conversando sul tema carcere con parlamentari e altre persone legate al discorso. Ieri ad esempio l'ho fatta con l'onorevole Roberto Giachetti e con l'ex detenuto Marco Costantini (in rappresentanza della popolazione carceraria): queste conversazioni vengono riprese in diretta streaming da Radio Radicale.


Dopo Giachetti che parlamentari hai invitato?



Oggi ho avuto Walter Verini ed il senatore Roberto Rampi, entrambe del Partito Democratico. Domani verranno Federico Mollicone di FDI (che è veramente persona che io stimo molto, ha anche firmato l'interrogazione parlamentare sulla mancata istituzione dei Consigli di aiuto sociale di cui parlavo prima) e Renata Polverini di Forza Italia. Poi il 23 sarà presente Lucia Annibali di Italia Viva; ho anche altre disponibilità però ancora non abbiamo concordato gli orari.


Tieni presente che poco fa mi ha mandato un messaggio lo scrittore premio Strega Sandro Veronesi, che sarà presente o mercoledì o giovedì. Oggi è stato presente invece anche Luigi Manconi, ex Senatore e Presidente dell'Associazione A buon diritto. Sia Veronesi che Manconi sono persone straordinarie che mi ha supportato con tutte le loro forze fin dai primi Memento davanti al Ministero della Giustizia in via Arenula dello scorso anno, quelli in cui pure tu eri stato tra gli ospiti.


Quindi un bellissimo dialogo con persone sia del centrodestra che del centrosinistra.



Infatti, e dico di più: la mia speranza è di farlo con Salvini, Meloni, Letta e gli altri leader.


A tal proposito mi chiedevo: con Salvini noi Radicali abbiamo avuto un dialogo importante per il referendum Giustizia Giusta; nonostante lui sul carcere abbia idee opposte alle nostre, riesci ad immaginare di portarlo a visitare un carcere, di aprire un dialogo con lui sul tema?


Io credo nella buona fede di Salvini, e anche di Meloni. Sono convinta che se venissero con me a visitare un carcere, girandolo veramente, e andando in tutti i luoghi, direbbero che non è possibile, che non si può accettare questo in Italia nel 2021. Io so che quando purtroppo diversi parlamentari sono andati in carcere - non tutti perché c'è anche chi lo fa con scrupolo - si sono fermati a quello che gli fanno vedere, cioè la parte migliore, perché in ogni carcere c'è la parte migliore e c'è la parte nascosta.


A me verrebbe anche da pensare – magari sono un illuso io - che, a parte la reazione che avrebbero a vedere come funziona davvero un carcere, se Salvini o Meloni potessero ascoltare parole come quelle di Giuseppe Grassonelli o di Orazio Paolello al Congresso di Nessuno tocchi Caino appena finito, e conoscere persone come loro e gli altri detenuti dei nostri laboratori, vedendo il loro autentico pentimento e cambiamento, ci penserebbe su due volte prima di dire "buttiamo via la chiave".


Vero. Putroppo quella che loro fanno è una semplificazione che non risponde nemmeno a quella sicurezza che dicono di voler salvaguardare. Perché adesso nella stragrande maggioranza dei casi prima o poi queste persone finiranno di scontare la pena. E se nessuno ti aiuta a reinserirti, quando sei sbattuto fuori dal carcere è chiaro che torni alla tua disperazione, al tuo mondo che è un mondo di illegalità. Mentre il dovere costituzionale della detenzione è risolvere questi problemi.


Per esempio già prima della pandemia il lavoro e la scuola non erano molto praticati in carcere, ma con la pandemia è stato ridotto tutto al lumicino, quindi se non si dà la possibilità di imparare lavori qualificanti, se non si vanno a vedere quali sono le condizioni familiari, cosa che per esempio dovrebbero fare i Consigli di aiuto sociale, se non c'è un lavoro serio di reinserimento sociale è chiaro che queste persone tornano nel loro mondo, cioè che vengono avvicinate dalla criminalità, perché sono per esempio degli utili elementi per lo spaccio di sostanze stupefacenti. Quindi anche per la sicurezza è bene che il carcere risponda a quanto previsto dalla Costituzione.


E' appena finito il Congresso Biennale di Nessuno tocchi Caino, associazione che presiedi, al Carcere di Opera, un congresso bellissimo a mio avviso, con interventi straordinari. Ti chiedo due parole a commento: quali sono le speranze dell'Associazione per il prossimo biennio?


Le speranze sono quelle che noi riusciamo ad incarnare. Io credo che Nessuno tocchi Caino in questi due anni lo abbia fatto mirabilmente e lo dimostrano anche i successi che si sono avuti sull'ergastolo ostativo, e quindi questo motto che noi abbiamo, Spes contra Spem, cioè incarnare la speranza, è molto semplicemente cercare di avere quel tipo di atteggiamento per cui la cosa alla quale aspiri è come se la stessi già vivendo, e questo cambia la realtà intorno a te, è un modo di sentire che si diffonde. Altrimenti la nonviolenza non avrebbe nemmeno il suo valore, se non avessimo la fiducia che il mondo attorno a noi, nel mio caso soprattutto quello delle Istituzioni, possa cambiare.


Concludo ricordando che, se voleste sostenere la battagli di Rita Bernardini, potete unirvi, per uno o più giorni, allo sciopero della fame: proprio io, che sto digiunando con lei, mi occupo di raccogliere le adesioni, e nel caso potete scrivermi alla mail umbertobaccolo@gmail.com


Di Umberto Baccolo

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