Scompare una regina del teatro italiano: se n’è andata Piera Degli Esposti


Da Globalist


Il mirabile mosaico artistico del nostro paese perde l’ennesima, preziosa tessera: è scomparsa, all’età di ottantatré anni, Piera Degli Esposti, attrice e regista di opere liriche dalla carriera poliedrica durata oltre mezzo secolo.


Nata a Bologna nel 1938, esordisce con Antonio Calenda nel 1965 al Teatro 101 di Roma, fucina dell’avanguardia teatrale romana, muovendo i primi passi con compagni del calibro di Gigi Proietti e Virginio Gazzolo e distinguendosi subito per la sua recitazione intensa. Segue poi, l’anno successivo, l’esperienza sul piccolo schermo con Il Conte di Montecristo diretto da Edmo Fenoglio e l’approdo al cinema nel 1967 con Questi fantasmi di Renato Castellani, trasposizione dell’omonima commedia di Eduardo De Filippo.


Da allora Piera è inarrestabile: si divide fra il palcoscenico - in particolare entrando nella compagine del Teatro Stabile dell'Aquila dove, fra il 1969 e il 1976, reciterà in svariati lavori tra cui Operetta di Witold Gombrowicz, La pazza di Chaillot di Jean Giraudoux, La figlia di Iorio di Gabriele D’Annunzio -, la televisione, con Il circolo Pickwick diretto da Ugo Gregoretti, e la celluloide, con Medea di Pier Paolo Pasolini e Sotto il segno dello scorpione dei Fratelli Taviani.


Il teatro le regala grandi interpretazioni grazie a registi come Scaparro, Guicciardini, Sequi e Massimo Castri, ma nel 1980 è la letteratura ad attrarre il suo interesse umano e artistico: pubblica infatti, insieme all’amica Dacia Maraini, il romanzo autobiografico Storia di Piera, in cui si mette a nudo narrando le tormentate vicende della sua gioventù, e che diventerà tre anni dopo un film diretto da Marco Ferreri. Scriverà altri due libri, uno sempre con la Maraini, Piera e gli assassini, l’altro insieme a Giampaolo Simi, il noirL’estate di Piera, del 2020.


Negli anni Ottanta lavorerà ancora con Ferreri, e in seguito con Nanni Moretti e Lina Wertmüllerche ne esalteranno le doti di sensibilità espressiva e la straordinaria capacità di empatia, in grado di affascinare il pubblico sempre più numeroso di estimatori. Le sue doti interpretative le valgono numerosi riconoscimenti: nel 1986 vince il Nastro d'argento per il ruolo di Teresa in La coda del diavolo di Giorgio Treves, ma prima c’erano stati due Premi Ubu come migliore attrice teatrale, una candidatura al David di Donatello nel 1982, che la vedrà ancora protagonista nel 2003 e nel 2009. Seguiranno, fra gli altri, un Globo d’Oro nel 2011 e un Premio Flaiano alla carriera nel 2019.


Ed è davvero un cursus honorum strepitoso, quello di Piera Degli Esposti, una messe copiosa e significativa di opere teatrali, cinematografiche e televisive in cui ha sempre donato agli spettatori una presenza scenica originalissima, dalla vibrante cifra distintiva ed emozionante. Al suo attivo vi è anche un’esperienza di regia lirica nelle opere Lodoletta di Pietro Mascagni, La notte di un nevrastenico di Nino Rota e La voce umana di Francis Poulenc.


La scomparsa di questa strepitosa artista, che ha attraversato cinquant’anni di vita culturale del nostro paese segnandola con la sua magnetica personalità, impoverisce ancor più il già sofferente mondo dello spettacolo. Restano tuttavia le sue interpretazioni, che rimarranno a testimoniare il talento di questa eclettica, tenera e visionaria donna, cui tanto deve il nostro immaginario condiviso. Addio, Piera. Che la terra ti sia lieve.

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