Sylos Labini invita i magistrati a teatro: «Una persona pulita si ritroverà in questa battaglia»




Edoardo Sylos Labini, in un’intervista esclusiva rilasciata a Spraynews, in seguito alla prima dello spettacolo teatrale “Il Sistema”, tenutasi a Castel San Giovanni, nel Piacentino, rivela le ragioni che lo hanno portato a far diventare teatro uno dei libri più letti negli ultimi mesi.


Nella suggestiva location di Villa Braghieri ha debuttato lo spettacolo il “Sistema”. E’ soddisfatto della prima?


«E’ andata molto bene. E’ stato un grande successo, considerando che già fare uno spettacolo dal vivo, oggi come oggi, è una vittoria».


Da dove è nata l’idea di trasformare uno dei libri più venduti degli ultimi mesi in teatro?


«Da una corsa nella ciclabile sul Tevere. Mentre ero lì mi son detto devo chiamare Sallusti perché il libro ha troppi spunti teatrali. Sembra un film tipo il Padrino e quindi ho sentito il direttore e chiesto informazioni».


Quando ha avuto il primo incontro con Palamara? Quale è stata la sua impressione?


«L’impressione è stata positiva. Si tratta di una persona molto disponibile. Si vede la sua esperienza nel saper mediare e la sua capacità di ascoltare tutti. Ritengo, sia un personaggio, lo dico sempre, da commedia all’italiana. Non sembra colui che ha tirato le file di un sistema molto potente. Non poteva che nascere, sin da subito, un ottimo rapporto».


La vicenda giudiziaria Palamara, però, va avanti. Cosa ne pensa di quei giudici, che pur avendo in passato collaborato con lui, oggi lo accusano?


«Cercano di usarlo come capro espiatorio. Del resto, lo diciamo anche nello spettacolo, così come è scritto nel libro, lui pensava di essere ai vertici del sistema, invece era solo una piccola parte che poteva essere sostituita. Questo è il sistema. Il sistema non si ferma. In qualunque Paese civile, dopo un libro del genere, sarebbero caduti governi, sarebbe cambiato tutto nel Csm. Qui al contrario, ogni cosa sembra restare come prima».


Ha avuto difficoltà nell’adattare un tema così delicato come quello della malagiustizia a un mondo in continua evoluzione come quello del teatro?


«Devo dire che è stato molto bravo nell’adattamento Angelo Crespi. Nel libro ci sono tanti spunti che appaiono letteratura, pezzi che davvero abbiamo messo in scena così come scritti. Sono di una grande teatralità. Ciò mi ha spinto, infatti, a fare lo spettacolo. Ci sono degli spunti che sembrano drammaturgia».


Ha programmato un vero e proprio tour per l’Italia, che messaggio si sente di dare alle nuove generazioni? Si può credere ancora in una magistratura, dove spesso prevalgono le correnti e gli interessi di parte?


«Si deve, non si può. Si deve perché come nei primi anni novanta, quando nacque il mito di Mani Pulite, i magistrati che iniziavano quella carriera capirono che potevano diventare più famosi di un attore e più potenti di un politico. L’esempio è Di Pietro e il pool di Mani Pulite. Se oggi gli esempi sono altri, ricordiamoci dei magistrati che hanno perso la vita per la giustizia e la libertà. Se quello è l’esempio di una nuova classe della magistratura allora le cose possono cambiare. Se invece i giovani verranno inglobati in quel sistema correntizio allora poco muterà. Questo spettacolo deve far aprire gli occhi. Invito i magistrati a venire a teatro perché chi è una persona pulita e svolge veramente il lavoro con passione si rivedrà sicuramente in questa battaglia».


Lei ha fondato “Cultura e Identità”. Tramite questo tipo di spettacolo è possibile un messaggio culturale innovativo, considerando che temi tipo la Trattativa Stato-mafia, a volte vengono messi in secondo piano?


«Assolutamente sì! Spesso lo raccontiamo anche nel Sistema, una Procura o un giornale amico, un partito che fa da spalla. Se i grandi media mainstream decidono di non raccontare la verità, indirizzando tutto in un modo, allora la verità non si saprà mai, come quando cominciano le campagne mediatiche contro il nemico del sistema di turno. Con Cultura e Identità, con il teatro, con il nostro giornale perché in edicola in questi giorni c’è il nuovo numero che si chiama “Oltre il sistema” ed è dedicato proprio a un approfondimento sull’argomento siamo una delle poche voci libere della stampa italiana. Sono fiero di aver fondato “Cultura Identità” tre anni fa, un giornale e un movimento culturale che si tiene sulle mie spalle e sulla passione di tante persone associate in giro per l’Italia. Da piccoli mattoncini bisogna ricominciare a costruire un'Italia migliore».


Di Edoardo Sirignano

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