Un telegiornale devastante (la rubrica di Michele Lo Foco)


Nei nostri telegiornali ci sono notizie che ci arrivano, anche non volendo, dall’estero e spettacoli di casa nostra, spesso in contrasto con i primi.

La guerra ci entra in casa con le immagini delle bombe sempre più potenti dei russi, e la faccia indifferente e crudele di Putin, vestito come un gagà a Cortina, ci ammonisce sul nostro futuro. Ci domandiamo: cosa ci farà Putin, offeso dalle nostre sanzioni?

E mentre questa risposta tarda ad arrivare perché non c’è nessuno che sappia rispondere, ecco il matrimonio di Berlusconi, il cosiddetto matrimonio morganatico, peraltro vietato ma sicuramente comico se non grottesco, una specie di cinepanettone senza Boldi ma con molte comparse.

Intorno ad una sposa in bianco dallo sguardo volpino ed alla torta nuziale, all’interno di una villa tipica di un oligarca russo, con sessanta camere per gli ospiti, festeggiano con aria felice e un fare goliardico i soliti accoliti del clan berlusconiano, ormai in gran parte imbalsamati ma ancora capaci di una ipocrisia che sa tanto di interessi economici.

Si aggiunge alla scena Salvini ormai in caduta libera che non perde nessuna delle occasioni peggiori per farsi notare.

Visti uno dopo l’altro, la guerra e poi Berlusconi, compongono un sequel di difficile digestione, nel quale le uniche assonanze sono gli indimenticabili tratti somatici del viso del crudele tiranno e quello del cavaliere, i loro capelli incatramati ed il loro sguardo vuoto di contenuti.

Al termine del più devastante telegiornale che si possa immaginare, le interviste con gli allenatori di calcio, che in un italiano affastellato ripetono le stesse parole di due o tre anni fa nelle quali i concetti principali non possano non essere che…siamo stati bravi ma il calcio e così…abbiamo dimostrato il nostro carattere… i ragazzi si sono comportati bene…

Avviliti da questo susseguirsi di brutture e di falsità attendiamo con ansia la pubblicità che però ormai anch’essa risente del clima nostrano e ci mostra come si prendono in giro i clienti.

Poi ci meravigliamo che il pubblico si sintonizzi su Netflix!

Ma torniamo indietro: la guerra è uno spettacolo inevitabile, anche se viene spontaneo domandarsi come sia possibile che una carneficina di tale portata venga documentata in diretta, con morti e feriti che sembrano fuori di casa nostra, lì a portata di mano.

Guardiamo attoniti gli ucraini deportati in Russia, le donne violentate e le città rase al suolo, e non possiamo fare null’altro che guardare.

Ai tempi di Hitler forse le immagini erano poche e le notizie ancora meno, e la banalità del male era tenuta all’oscuro dei più: oggi vediamo tutto.

Anche il matrimonio di Berlusconi, purtroppo, ci è entrato in casa, con la musica di Gigi d’Alessio e le solite note di Confalonieri: uno spettacolo decadente di una politica decadente, e di una ricchezza che sa della fine di un’epoca e della fine del buon gusto.

E come concludere il nostro telegiornale?

Con le parole illuminate di Allegri o di Spalletti, che dopo aver gridato in campo per far vedere come gestiscono i loro virgulti, parlano del nulla pneumatico partendo dal presupposto che i milioni che guadagnano l’anno nessuno glieli toglie.

Di Michele Lo Foco.

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